BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IRLANDA/ La ribellione di Pasqua e quella "bellezza terribile" che Joyce non capì

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Uno dei poeti più famosi dell'epoca è W.B. Yeats, una figura di grande complessità che in quel periodo si muoveva tra i circoli esoterici e quelli del Celtic Revival letterario. In occasione della ribellione di Pasqua egli scrisse la famosa Easter 1916, densa di sentimenti e impressioni ambivalenti. Nonostante si trovasse in Francia al tempo della rivolta, si sentì estremamente coinvolto, sia perché era un convinto nazionalista, sia perché conosceva personalmente diversi degli organizzatori ed era rimasto sconvolto dalle fucilazioni seguite agli arresti. Pur deplorando la violenza, egli individuò “una bellezza terribile” che nasceva da quello scempio: il sentimento patriottico riacceso che avrebbe portato alla coesione nella lotta, perché da una generazione di modesti impiegati e umili borghesucci erano nati gli eroi di una nazione.  L'episodio contribuì al suo distacco definitivo dalla Irish Republican Brotherhood; il che non gli impedì di restare un convinto nazionalista e, nel 1922, di essere nominato senatore della neonata repubblica. 

Un altro famoso intellettuale irlandese, James Joyce, visse gli eventi traumatici della sua patria ancor più da lontano, nell' “esilio volontario” che lo aveva portato a Trieste (a insegnare l'inglese a Svevo), a Zurigo, a Parigi. Ovunque purché non fosse in quel Paese provinciale e retrogrado che era il suo. Come e più di Yeats, era un cittadino del mondo.

Pur essendo, come lui, un libertario, e in un senso che oggi definiremmo radicale, Joyce rimase però sempre tiepido nei confronti della lotta per l'indipendenza irlandese; perché, a suo avviso, il problema era un altro. Secoli di oppressione avevano reso i suoi connazionali schiavi per natura, certamente dell'Inghilterra, ma, soprattutto, della Chiesa cattolica. L'una aveva forgiato i ceppi del corpo, l'altra quelli della mente. Era vero, gli inglesi avevano “acceso le sue fazioni e depredato i suoi tesori” (come scrisse egli stesso nei Saggi Critici); ma i ceppi mentali della Chiesa erano più insidiosi e tenaci di quelli politici ed economici: “Non vedo il vantaggio di tuonare contro la tirannia inglese quando quella romana occupa il palazzo dell'anima”. Parafrasando il famoso discorso del Bruto Shakespeariano, il problema non era che Joyce amasse la sua patria meno degli altri: era piuttosto che odiava la Chiesa più di tutti loro messi insieme. 

La coscienza del suo popolo andava creata, forgiata, ed egli, come un nuovo demiurgo, non si tirò indietro. Con la sua arte, Joyce avrebbe potuto salvare l'Irlanda da quella schiavitù totalizzante. Per questo, quando l'editore inglese a cui si era rivolto per la pubblicazione dei Dubliners si era dimostrato restio a includere tutti gli espliciti riferimenti sessuali, egli gli aveva scritto: “Credo seriamente che Lei ritarderà il corso della civilizzazione dell'Irlanda impedendo al popolo irlandese di darsi una bella occhiata attraverso la mia lente ben pulita”. Le perplessità dell'editore durarono ancora ben otto anni, ma alla fine Joyce ebbe quel che voleva.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
31/07/2014 - la ribellione di Pasqua (lucia corucci)

Gent.le Redattrice, Interessante e non scontato il suo contributo sulla storia di Irlanda .Mi permetto di proporle alcune osservazione su Joyce che,certo,le conoscerà anche meglio di me.Joyce non era certo lontano,al tempo degli avvenimenti ricordati,perché in vacanza.Aveva lasciato con la moglie Dublino e si manteneva insegnando inglese alla Berlitz.A Trieste ebbe allievo Svevo e quando sia stato importante questo sodalizio non importa dirlo.Vero che il maestro non era poi così favorevole all'indipendenza irlandese :non perché fosse filoinglese, più per La convinzione che certi radicali problemi della sua terra non fossero cmq risolvibili con un indipendenza piu de iure che de facto.Vengo alla conclusione:Joyce anticattolico.Non era certo praticante,ma quanta ricerca nell'Ulisse e quanta attesa...andava per bordelli...?se sì niente moralismo....si legga , nell'Ulisse,proprio l'episodio relativo (il modello si sa..) cmq a me nn risulta ? Lui amava Nora grazie Lucia Corucci. (