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PIER GIORGIO FRASSATI/ Il giovane "normale" che ha unito il frammento all'eterno

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Pier Giorgio Frassati (1901-1925) (Immagine d'archivio)  Pier Giorgio Frassati (1901-1925) (Immagine d'archivio)

Cresce l'attenzione ai compagni più smarriti e disorientati e cresce la partecipazione ad altre associazioni e circoli, fino al Partito Popolare di Don Sturzo, alla Pax Romana, alla Fuci, alla Giovane Montagna, al Cai.

Entrerà a far parte del Terz'ordine domenicano. Dalla famiglia impara un grande amore alla montagna. Appena poteva s'immergeva in questi paesaggi alpini, quasi sospeso nell'infinito, rapito nell'estasi dell'ascesa come espressione del suo profondo anelito verso Dio. "Trascorro sui monti ore di vera beatitudine contemplando i magnifici ghiacciai". Si può dire che il giovane Frassati era un mistico, cioè uno che guardava alla realtà come fatta dal Mistero, lo stesso Mistero che fa il cielo il mare e le stelle.

La felicità contagiosa che sprizzava dal suo cuore, l'intensità del suo desiderio di donarsi nasceva da uno sguardo realista sul mondo. Il mistico, infatti, non è uno disincarnato dalla realtà, perché l'unione con Cristo, centro cel cristianesimo, spinge all'unità con tutte le dimensioni della realtà.

Cristo, tutto in tutto e in tutti. Per questo Pier Giorgio guardava con l'occhio della fede i compagni di studio come i poveri; ammirava ed era rapito da ogni forma di bellezza. "La Fede datami dal Battesimo mi suggerisce con voce sicura: da te non farai nulla ma se Dio avrai come centro di ogni azione allora sì arriverai sino alla fine ed appunto ciò vorrei poter fare e poter prendere come massima il detto di Sant'Agostino: Signore, il nostro cuore non è tranquillo finché non riposa in Te".

Quando l'orizzonte della fede trascende il dato materiale, quando tutto è visto provenire dal Mistero, quando l'occhio si posa in modo puro e semplice su ciò che è bello buono e vero, quando la fede in Cristo diventa esperienza personale, allora si può dire che l'uomo percorre la strada verso la sua maturità, sperimentando un'unità profonda con tutto. Frassati passava intere notti in preghiera. "Dopo la veglia in preghiera mi sento più forte, più sicuro e più lieto". Quando pregava restava in atteggiamento estatico e non era mai solo, sempre amici passavano queste "notti bianche"con lui.

Coltivava e approfondiva la sua fede nella meditazione delle lettere di San Paolo, il suo santo preferito, nella lettura di Dante, proclamava a memoria la preghiera alla Vergine della Commedia, leggeva le opere di santa Caterina da Siena e stava per affrontare lo studio della Summa teologiae di San Tommaso quando Dio lo chiamò a sé a soli 24 anni attraverso una morte eroica, raccontata dalla sorella Luciana nel suo libro piu' bello: Mio fratello Pier Giorgio (ultima edizione La Stampa, 2010).

Il 29 giugno 1925, nel giorno del suo onomastico, una misteriosa sofferenza gli impedì di scendere dal letto e così il giorno dopo, ma nessuno in casa si preoccupò di chiedere la ragione di quei dolori lancinanti. Il medico fu chiamato solo il venerdì e subito diagnosticò la gravità del male: poliomelite fulminante. 



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