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SPILLO/ Lo psicanalista Renzi molli Telemaco e ci parli di Ulisse

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Gli anni di avvilimento ed estraneità hanno però conferito a Telemaco una diffidenza estesa anche agli dèi, nonostante il riconoscimento dell'aiuto divino già ricevuto: al padre che gli si rivela Telemaco inizialmente non crede, pensa ad un malevolo inganno divino, non capisce perché mai gli dèi potenti dovrebbero scomodarsi per lui, per loro. Ulisse ha invece conservata intatta la sua fiducia e usa per convincere il figlio le sue stesse parole: tutto è facile per gli dèi abitatori del cielo.

"Non verrà più qui un altro Ulisse": è il momento di credere e agire, ora o mai più. E bisogna credere anche ad altro: che di fronte ad un numero enorme di nemici si possa combattere in due con un paio di servi. Telemaco pensa che Ulisse abbia un piano di riserva, alleati potenti da tirare fuori chissà da dove; ma Ulisse gli risponde con pazienza che è insieme fermezza educativa: "dimmi se a noi Atena e il padre Zeus / basteranno o se devo pensare ad un altro difensore". Da questo momento i due sono compagni di lotta, con una complicità che li separa da tutti gli altri: all'arrivo di Eumeo ancora ignaro "Telemaco dalla sacra forza sorrise / cercando il padre con gli occhi".

Il giovane avrà i suoi momenti di errore, come l'armeria lasciata aperta che permette ai nemici di difendersi: tuttavia è segno di maturità anche la pronta ammissione dello sbaglio. Sarà capace di contenersi, di nascondere l'identità di Ulisse alle donne di casa e, dopo la strage, di consigliare Ulisse sulla salvezza dei servi rimasti onesti e di farsi ascoltare da lui.

Ancora una persona c'è da persuadere. Telemaco è cresciuto con la madre, in un rapporto di protezione e a tratti di irritato distacco. Recuperato il rapporto col padre vorrebbe che tutto si sistemasse rapidamente, che la coppia di genitori si riformasse senza aspettare oltre; ma sia il padre sia la madre lo richiamano a non intromettersi in qualcosa che è soltanto loro: Penelope gli dice che hanno dei segni segreti, Ulisse che saprà farsi riconoscere. Con delicatezza la coppia non ancora riunita ricorda al figlio ritrovato il mistero dell'unità sponsale.

È dunque vero che siamo tutti dei Telemachi? Ed è con Telemaco che si identifica l'attuale generazione di giovani non più ribelli, non più narcisisti? A Renzi dovremmo chiedere che ne è stato degli Ulissi che hanno fatto l'Europa, allo studioso se ci sono davvero dei padri al di là dei mari sulla cui riva i giovani attendono. 



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