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LETTURE/ La crisi del Padre e la "profezia" di Pirandello

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La pittura metafisica di Giorgio De Chirico (1888-1978) (Immagine d'archivio)  La pittura metafisica di Giorgio De Chirico (1888-1978) (Immagine d'archivio)

Se è vero che un testo letterario è tale in quanto può comunicare qualcosa di nuovo a ogni sua rilettura, e che esso possiede un valore profetico, poiché sa illuminare anche situazioni diverse da quelle nelle quali ha visto la luce, tali sono i Sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello. 

All'interno del macrotema, che riguarda l'identità umana, lo specifico della finzione teatrale è costituito da un dramma familiare, ed è proprio questo che vorrei proporre come filo rosso per una comprensione del testo. Pirandello non conduce infatti un'indagine su un singolo protagonista, ma svolge piuttosto una riflessione sull'uomo incarnata nella sofferta storia di un nucleo familiare. I personaggi sono i membri di una tradizionale famiglia borghese, andata in frantumi: il Padre ha avuto un Figlio dalla Madre; poi, a causa della sua intesa con un segretario, il Padre ha scacciato quest'ultimo di casa e dato a balia il figlioletto, allontanando infine anche la Madre. Costei ha poi avuto dal nuovo compagno la Figliastra, il Giovinetto e la Bambina. La vicenda si fa scabrosa quando il Padre si reca in una casa di piacere e si trova davanti la Figliastra. Quando i personaggi fanno la loro comparsa sul palco, cercano di spiegare la loro storia all'incredulo Capocomico, per poterla rivivere, facendola riaccadere.

Non può sfuggire un primo dato essenziale, e cioè che i personaggi non possiedono nomi propri, bensì gli appellativi che li identificano in base alle loro relazioni reciproche. Verso l'inizio il Padre afferma a proposito della moglie: "Non è una donna; è una madre! – E il suo dramma – (potente, signore, potente!) – consiste tutto, difatti, in questi quattro figli dei due uomini ch'ella ebbe" (la Madre è, a onor del vero, l'unica di cui verrà rivelato il nome proprio, Amalia, ma la cosa rimane senza alcuna importanza). 

La lunga indicazione di scena che precede l'ingresso dei personaggi ne conferma il valore tipologico, associando ciascuno dei quattro protagonisti a un sentimento travagliato (il Giovinetto e la Bambina non parlano mai e agiscono, in maniera determinante, solo alla fine): "Le maschere aiuteranno a dare l'impressione della figura costruita per arte e fissata ciascuna immutabilmente nell'espressione del proprio sentimento fondamentale, che è il rimorso per il Padre, la vendetta per la Figliastra, lo sdegno per il Figlio, il dolore per la Madre (…)". La famiglia è così lacerata da sentimenti rivolti al passato (rimorso), al presente (sdegno, dolore) e al futuro (vendetta): è l'intero arco dell'esistenza a essere stato sconvolto.

Leggendo l'opera si comprende che la crisi familiare ha origine nella crisi personale del caposaldo dell'istituzione, il Padre. La sua inconciliabilità con se stesso è la causa del progressivo disgregarsi della sua relazione con gli altri membri: è lui che ripudia la Madre, fa allevare altrove il Figlio, va a spiare la Figliastra piccolina all'uscita da scuola, e – anni dopo – la rincontra dove non avrebbe voluto. 



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