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LETTURE/ Elena Bono, una "voce interiore" emarginata (perché cattolica)

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Il giudizio di Gioanola annovera la Bono tra coloro che vanno (ri)visitati nella prospettiva di uno sguardo finalmente non ideologico sul "secolo breve" che ci ha preceduto. Troppe ancora le parole d'ordine, le chiusure, le vicende tabù, i personaggi intoccabili che non aiutano a formulare un giudizio più oggettivo sul secolo "bello e terribile", come ebbe modo di definirlo un papa (Paolo VI) oggi piuttosto in ombra forse perché troppo profeta. Speriamo che sua la prossima beatificazione aiuti a conoscerlo meglio. La Bono ebbe più occasione per confrontarsi con il suo presente: Luchino Visconti voleva fare un film da uno dei suoi romanzi, la vicenda non ebbe seguito, ma Visconti dichiarò che da un testo teatrale della Bono prese spunto per il personaggio di Rocco in Rocco e i suoi fratelli. 

Anche Pasolini, quando lesse La testa del Profeta (una pièce teatrale pubblicata da Garzanti nel '65 e già trasmessa dalla Radio Svizzera nel novembre del '63) chiese alla Bono di rifarla per il cinema. La scrittrice rifiutò, forse perché temeva un "rifacimento" che stravolgesse la sua ispirazione. Elena Bono infatti ha sempre sostenuto che tutta la sua opera altro non era che riscrittura di "una Voce", dare parola a una parola interiore; quindi un'operazione quasi "sacrale" come dovrebbe essere ogni opera d'arte autentica. I suoi testi teatrali – più di una ventina – sono stati rappresentati in molte città italiane, i suoi romanzi sono stati tradotti in dieci lingue, le sue poesie occupano più di quattrocento pagine. Per fortuna alcuni giovani si sono occupati di lei con tesi di laurea sulle sue opere, una studiosa della Cattolica di Milano sta lavorando a una sua biografia; meritorio il libro di Stefania Venturino (amica e press agent della Bono) Il castello in fiamme e l'unguento della parola, Le Mani, Recco 2007, un compendio di testimonianze e una antologia di testi. Non ci resta che un compito: "Ora bisogna ricreare il mondo/in ciascuno di noi/ o finiremo"come scrive la poetessa in Tempo di Dio.



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