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PAPA/ Violante: anche la "nostra" giustizia ha bisogno del Vangelo

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William Congdon, Crocifisso (Immagine d'archivio)  William Congdon, Crocifisso (Immagine d'archivio)

Nel cristianesimo, infatti, non è offensiva qualunque lesione dell'ordine, ma solo la lesione commessa con la consapevolezza dell'ingiustizia dell'offesa arrecata. Dare peso alla volontà dell'offensore più che all'oggettività dell'offesa rovescia tutta la tradizione precristiana, nella quale l'offesa all'ordine, si pensi alla grande tragedia greca, vale in sé indipendentemente dalla consapevolezza e dalla volontà dell'offensore. 

La pena, ci dice il Papa, non si giustifica per sé stessa, ma per la capacità di andare oltre i propri confini ricostruendo il rapporto del reo con la società; di qui la necessità di ripensare a  una pena che non sia pura segregazione, ma avvii la valorizzazione della persona del reo, attraverso il lavoro e lo studio, ad esempio, o attraverso pratiche di solidarietà. Il messaggio chiama in causa tutti noi, perché un nuovo rapporto tra il carcere e chi sta fuori del carcere richiede che la intera società sia disponibile alla riconciliazione.



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