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LETTURE/ Quando la poesia non può essere solo «musica da camera»

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«Oggettività fulminea» ed «equivalenza spaziotemporale»: queste le categorie stilistiche individuate da Prandi, che sono valide se si vuole eludere ogni punto di fuga metafisico, invece ben presente a partire dal titolo del libro di cui parliamo. Il «tranviere metafisico» della poesia eponima è un sogno ricorrente: guida un «tram senza rotaie / tra campi di patate e fichi verdi», ma non è solo il prodotto di quella che Maurizio Cucchi chiama «ironia fantaisiste», ma piuttosto la sede di una domanda nella quale il dolore è solo attutito dalla forma vagamente disimpegnata: «Già, ma allora? Sembra dica in excelsis / un'altra voce. / Altra?». Non si può ridurre la poesia di Luciano Erba a modello di minimalismo o lezioso agnosticismo.

Il «forse» che lasciava «aperto» il cerchio nella poesia «L'ippopotamo» è una corretta chiave di lettura che si può dare della sua poesia. Non si può dribblare il confronto con il timore, sarcasticamente esorcizzato dal poeta, che la «res» sia appunto segno solo di se stessa, e che la parola poetica, essendo «in re», sia solo, come diceva Anceschi,  «familiare e partigianesca nella fattura, una poesia leggera, musica da camera, orgoglio e timidezza di immagini esatte intensificate dal riferimento al qui e all'ora, il sentimento mai sovrapposto alla cronaca».

Questo oscuro timore teorico origina dunque la domanda di senso, alla quale Luciano Erba non può più sottrarsi nelle raccolte successive: «L'ipotesi circense» e soprattutto «Nella terra di mezzo», nella quale prende le distanze dal luogo comune della «Linea lombarda», scrivendo ironicamente: «Adoro i pregiudizi, i luoghi comuni / mi piace pensare che in Olanda / ci siano sempre ragazze con gli zoccoli». Ma ci potrebbe bastare una poesia come in «Soltanto segni?», dove Luciano Erba, riflettendo sul rapporto tra il mondo «creato» e la parola poetica, scrive: «Se quello che esiste è preverbale / luci linee colori senza nome / nient'altro che luce, linee e colori / come spiego Giovanni 1/1 / In principio era il Verbo [...]?».

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