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LETTURE/ Preferiamo le Sirene o le Muse?

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Metropolitan Museum  Metropolitan Museum

Nel Fedro di Platone troviamo un riferimento alle Muse a proposito del mito delle cicale, che Socrate racconta traendo spunto dal continuo frinire tipico della stagione estiva: Si dice che un tempo queste fossero uomini, di quelli vissuti prima della nascita delle Muse; e quando nacquero le Muse e si manifestò il canto, alcuni degli uomini di allora furono così colpiti dal piacere che cantando trascurarono cibo e bevanda, e morirono senza accorgersene. Da loro in seguito sorge la stirpe delle cicale, che ottenne dalle Muse il dono di non aver bisogno fin dalla nascita di nutrimento, ma di cantare subito senza cibo né bevanda, sino alla fine. E poi si recano dalle Muse e riferiscono chi fra gli uomini di quaggiù onora ciascuna di loro. Gli uomini/cicale hanno quindi il compito di porre in rapporto le Muse con i loro fedeli, ciascuno per il tipo di arte che onora di più, fino alle due Muse maggiori, Urania e Calliope, che presiedono alle cose celesti e ai discorsi sugli dèi e sugli  uomini: il loro canto, il più soave, è un canto di conoscenza. Onorare le Muse, soprattutto le due più importanti, implica indagare sulla realtà, ricercare il vero in un dialogo che non sia sciocco e ozioso, come Socrate invita Fedro e fare insieme a lui.

Ma c'è un altro aspetto. Dice Socrate: se (le cicale) vedono che dialoghiamo e le oltrepassiamo navigando, come davanti alle Sirene, senza farci affascinare, compiacendosi ci daranno il dono che hanno l'incarico di dare agli uomini da parte degli dèi. Il canto delle cicale può affascinare come quello delle Sirene, impedendo di confrontarsi con la realtà così come gli uomini primitivi hanno dimenticato di vivere: ma  se si evita di farsi incantare, le cicale svolgono il loro compito di porre in rapporto con le Muse. Il riferimento è evidentemente al testo omerico. E' una maga, Circe terribile e saggia, ad avvertire Ulisse: chi ascolta le Sirene dimentica ogni cosa, resta incantato su un prato pieno di cadaveri corrotti. Solo Ulisse udrà il canto, legato all'albero della nave, un canto affascinante, che promette sapienza e gioia, la comprensione della storia che ha vissuto e la conoscenza di tutto quanto avviene sulla terra feconda, ma in realtà porta solo all'oblio, l'inazione e la morte. L'arte è dunque verità e menzogna, memoria e dimenticanza, felicità e distruzione, vita e morte (non a caso, allora, la scelta del fregio per il sarcofago): e se le Sirene sono connesse  solo con gli aspetti più distruttivi, le Muse richiedono dal poeta e dal pubblico  una responsabilità, un coinvolgimento che usi la ragione e tenda al vero.



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