BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ La "nuova" Scozia e quell'indipendenza che Londra non vuole

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

È pacifista, e nel suo programma elettorale c'è una decisa scelta di disimpegno militare, di incentivo alle energie alternative, ad una economia attenta alla popolazione più debole. Insomma, si potrebbe tranquillamente definire più progressista (almeno sul piano sociale) rispetto al New Labour, il partito laburista per come è uscito dalle mani di Blair e del "blairismo". Un partito laburista che è sempre stato, per motivi che il lettore ora ha compreso, la prima formazione in Scozia. Ma i laburisti hanno tradito le aspettative del popolo scozzese, che guarda ora con speranza all'indipendentismo. 

Per quanto riguarda i Conservatori, nella vecchia Caledonia essi hanno sempre rappresentato l'ideale dell'Unionismo: continuare a stare con Londra per beneficiare dei privilegi della City e della Banca d'Inghilterra.

Per concludere: nel referendum non è in gioco solo una questione di identità, di storia, di folklore. Gli scozzesi hanno da tempo queste libertà. Hanno nel calcio e nel rugby le loro squadre da tifare, hanno i loro usi e costumi. Nessuno impedisce da tempo l'uso del kilt, il suono delle cornamuse, il bere whisky, come era accaduto in passato. Con il referendum si sceglierà se seguire una propria visione economica, che assetto dare allo Stato e alla cittadinanza. Non è un caso che contro l'indipendenza siano schierati i poteri "forti", che sono tali soltanto in un'ottica unionista, sostenuti da Westminster: la Bank of Scotland, gli speculatori, le grandi famiglie che controllano l'economia.

La Scozia, con l'indipendenza, potrebbe diventare una grande democrazia avanzata, dall'elevatissimo tasso di benessere, ma anche solidale, pacifica, tollerante. Un vero e proprio modello. Westminster farà di tutto per impedirlo: non vuole e non può permettere un modello economico e finanziario alternativo al suo; non vuole una politica estera scozzese anti-imperiale e non interventista; non vuole un nuovo welfare che contraddirebbe i principi del neoliberismo selvaggio. Da qui ad un mese tenterà in tutti i modi di spaventare gli scozzesi paventando i rischi economici dell'indipendenza. La battaglia sarà durissima, e occorrerà che gli scozzesi siano davvero dei cuori impavidi, e delle menti libere. 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
11/08/2014 - Auguri Scozia, riprenditi la tua indipendenza! (Giuseppe Crippa)

E speriamo che la dimensione della vittoria sia tale da rendere impossibile ogni manipolazione dell’esito del voto, cosa non impensabile per i poteri forti dalla City, come dimostrano le non lontane vicende dei tassi interbancari truccati… Un grosso grazie al dott. Gulisano per l’interessante articolo.