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PRAGA/ Quando la fede dà il volto a una città

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Sul Ponte Carlo a Praga (Infophoto)  Sul Ponte Carlo a Praga (Infophoto)

Ancora oggi, Ponte Carlo è una toccante galleria dei campioni di una religiosità piena di vigore, assetata di infinito, decisa a tutto pur di difendere le sue aspirazioni inestinguibili e le sue solide virtù innestate nel quotidiano. Uno dopo d'altro, insieme ai segni tangibili della fede nel Cristo sofferente e redentore e nell'amore protettivo di Maria, vediamo sfilare i grandi eroi di una santità di combattimento e di trasfigurazione dell'umano: i santi martiri della storia del cristianesimo boemo, santi guerrieri come Venceslao (Václav), i grandi missionari, fondatori e fondatrici di monasteri e comunità religiose, apostoli e predicatori seguaci del modello di Cirillo e Metodio, fino a giungere alle vittime delle lotte per la difesa della verità religiosa nei contrasti di potere della Praga moderna, come il santo sacerdote confessore Giovanni Nepomuceno, che proprio dagli spalti del ponte fu gettato nelle acque del fiume, giustiziato per non aver voluto cedere alle pressioni delle autorità che bramavano di estorcergli i segreti di coscienza dei grandi della corte.

Attraversato il ponte, si guadagna la piazza del Piccolo Quartiere, ai piedi del colle da cui svettano le torri gotiche della stupenda cattedrale di S. Vito, circondata dal castello imperiale. Lasciando più sulla destra il palazzo del geniale condottiero che portò l'esercito degli Asburgo al culmine delle sue fortune nelle fasi iniziali della guerra dei Trent'anni, Albrecht von Wallenstein, l'attenzione è per forza di cose attratta dalla cupola e dall'elegante campanile di S. Nicola: la vera punta di diamante del barocco di Praga. Qui l'arte della riconquista cattolica del Seicento tocca forse l'acme del suo fascino. Il pulpito monumentale, gli affreschi alle pareti e sulle volte paradisiache dei soffitti, le gallerie dei matronei, la splendida costruzione, finemente cesellata, dell'altare maggiore, l'organo elegantissimo che Mozart in persona suonò in occasione di uno dei suoi passaggi per queste contrade in bilico tra mondo germanico e terre slave, nel 1787: tutto ci parla di una religione che infiamma la nobiltà dell'essere umano e lo mette in movimento, dilatandone gli orizzonti in modo da ricongiungere la terra con il mondo beato dell'aldilà cristiano; una religione da amare perché si lascia seguire, che prima ancora di imporre divieti e dettare regole trascina con sé conquistando la mente e lo spirito di chi vi si consegna.

La bellezza suggestiva delle nozze tra il divino e l'umano, secondo il principio fondamentale dell'incarnazione, contiene però in sé, riscattandola, tutta la forza dinamica delle tensioni a cui si contrappone per sollevarsi a una misura diversa del reale. La bellezza che entusiasma non vive fuori dal mondo: parla un linguaggio terreno, sull'orlo dei drammi lasciati alle proprie spalle, che grondano di sangue, di male, di istinti a fatica trattenuti, di violenza scaricata anche a difesa degli ideali a cui, a modo loro, gli uomini del passato legavano la loro esistenza. Proprio a breve distanza da S. Nicola, lungo le strade che scorrono parallele al letto della Moldava, si incontra la chiesa carmelitana di S. Maria Vittoriosa. 



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