BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Mandel'stam, la poesia vera non può fare a meno della carne

Pubblicazione:

Osip Mandel'štam (1891-1938) fu vittima del Terrore staliniano (Immagine d'archivio)  Osip Mandel'štam (1891-1938) fu vittima del Terrore staliniano (Immagine d'archivio)

Infatti, l'anima è appesa su un abisso maledetto. // Ma io amo il casinò sulle dune, / la larga visuale in una finestra nebbiosa/ e il sottile raggio su una tovaglia stropicciata.// E circondato dall'acqua verdastra,/ quando, come una rosa, il vino è nel cristallo,/ amo seguire il gabbiamo alato

Perché il punto è proprio questo: che, come fa Mandel'štam guardando Notre Dame e le sue pietre, è dal peso cattivo che il Bello può essere creato. La pietra, insomma, non è che la parola nella sua durezza, nella sua adesione alle altre pietre nel tentativo di costruire un muro che nella sua solidità e consistenza diventa bellezza. È la parola concreta, singolare, è un dettaglio maniacale della realtà che costruisce la poesia: c'è, non me lo toglie nessuno dalla testa, un legame con il Pascoli. Come, si dirà, un legame con uno che fu simbolista pure lui? Sì, perché non c'è niente di più simbolico della realtà; sì, perché bisogna guardare persino al di là delle intenzioni dell'autore, per comprendere la sua poesia: la poesia di pag. 107 è una fotografia in movimento, una ripresa cinematografica tanto quanto certe poesie di Pascoli e forse non è un caso che poco più avanti nel libro compaia un testo dal titolo Cinematografo. Il poeta tira fuori in poche righe la trama, esercita la sua ironia, altro elemento che ai simbolisti un poco mancava, spiega le cose seguendo le immagini. E del resto farà così anche con alcuni libri, con il Dickens e il fiume della sua Londra, i suoi bambini sfortunati e fortunati. 

Mandel'štam, insomma, non butta via niente, come si fa in cucina, come si fa nella poesia che fa i conti con la vita e che, come recita un altro suo testo a pag. 145, è figlia della poesia che viene prima di lei. Ciò che muove alla scrittura, ricorda infine ancora con ironia, altro non è che l'amore: cosa sarebbero gli uomini achei se non ci fosse Elena? E il mare, e Omero? L'amore muove tutto, dice il russo. L'amore che poi è il modo di stare davanti al mondo che sceglie per la sua parola poetica: precisa e necessaria, dice le cose perché le cose sono ciò che abbiamo di più importante, perché nella loro tenacia, nel loro esistere sono opposizione al non essere, al nulla, al vuoto. Le cose sono testimonianza dell'essere, da amare solo perché ci sono, esse e solo esse sono la materia di cui la poesia è fatta. 

Ma proprio perché così singolare e tenace, ogni cosa – e ogni parola che la sa rinominare nella sua verità − può diventare legame, comunione tra me e i miei simili. Simbolo, quindi, nel senso più necessario del termine: questo mettere insieme, questa opera della vita che la poesia vera, come quella di Mandel'štam, tenta almeno di copiare. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >