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LETTURE/ Mandel'stam, la poesia vera non può fare a meno della carne

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Osip Mandel'štam (1891-1938) fu vittima del Terrore staliniano (Immagine d'archivio)  Osip Mandel'štam (1891-1938) fu vittima del Terrore staliniano (Immagine d'archivio)

Ecco perché questo libro è necessario alla vita: dice infatti che la vita, in quanto vita, è degna di essere vissuta; è necessario alla poesia perché dice che la vita, in quanto degna di essere vissuta, è degna di essere raccontata. Nel 1913 questa poesia lanciava la sua sfida a un mondo votato alla guerra e a una poesia votata alla ricerca di un Altrove che, invece, poteva essere trovato solo attraverso la carne, il particolare, il mondo concreto: ma non è ancora quello di cui abbiamo bisogno oggi? 

Quello che colpisce in questo libro è l'immediata adesione alle cose e l'intensità dello sguardo. C'è un'accoglienza che oggi non conosciamo; c'è un'accoglienza delle cose che è il contrario della violenza ideologica con cui la realtà oggi è manipolata; c'è un lasciarsi percuotere dalla disposizione, dall'emergere delle cose più semplici come da quelle più grandi. Così l'atto che questa poesia compie per primo è l'ascolto e la parola che ne scaturisce si assume il compito di una custodia. Ascoltare e custodire non è un progetto, è un gesto compiuto con lo sguardo e con le mani, con una semplicità che si trasferisce in una lingua altrettanto ordinata, tutta tesa, però, non a descrivere didascalicamente, ma a immetterci nel flusso delle cose, a farci stare nella cattedrale che lentamente si compone intorno a noi. Tutta la poesia che non prende su di sé questo compito, che nega alla radice questo destino della parola e dell'uomo, è inutile e inessenziale. 

La poesia contemporanea ha dunque ancora qualche debito nei confronti di Mandel'štam e di questo suo libro, come ha ben compreso Lauretano lavorandoci su per alcuni mesi e restituendoci una traduzione attenta e incisiva. Sono necessari occhi e matite, allora, per ascoltare, per imparare, per vivere e scrivere ancora.

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Osip Mandel'štam, "La Pietra", traduzione e note di Gianfranco Lauretano, Il Saggiatore, 2014 

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