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LETTURE/ Mandel'stam, la poesia vera non può fare a meno della carne

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Osip Mandel'štam (1891-1938) fu vittima del Terrore staliniano (Immagine d'archivio)  Osip Mandel'štam (1891-1938) fu vittima del Terrore staliniano (Immagine d'archivio)

Si legge con gli occhi e una matita, dico sempre ai miei alunni. Almeno, io faccio così: se ci sono passaggi di un libro che ritengo importanti, allora comincio a sottolineare, a cerchiare, a scrivere accanto ai versi una parola, un rimando, un richiamo. Tanto più, alla fine della lettura, il libro è segnato, pasticciato, rovinato quasi dalla matita, tanto più avrà rivestito interesse per me e quindi meriterà di essere segnalato agli amici, ad altri lettori. La pietra di Osip Mandel'štam, che il poeta Gianfranco Lauretano ha tradotto e curato per le edizioni Il Saggiatore e che ho appena finito di leggere, ha adesso la sua buonissima dose di segni addosso.

Dunque è un libro importante, non solo perché si tratta della prima edizione integrale dell'opera che il poeta russo ha scritto e riscritto per quasi tutta la sua vita, non dunque soltanto perché ha un grande valore storico-critico, ma soprattutto perché è un libro necessario oggi, e non solo per la poesia, ma per la vita di oggi. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di fare questa dichiarazione, perché dovrebbe essere chiaro a tutti, soprattutto ai poeti, che ciò che è necessario alla poesia non è diverso da ciò che è necessario alla vita. Ma siccome purtroppo, in particolare nella poesia italiana, non è così, ecco l'immenso valore del libro di Mandel'štam: esso uscì nella sua prima edizione nel 1913, alla vigilia del conflitto mondiale, e in un periodo che vide il lento sgretolarsi della poesia russa dell'età d'argento e l'affermarsi delle poetiche avanguardistiche che si lasciavano alle spalle i grandi narratori e il simbolismo della poesia di Blok e Belyi. 

All'istanza simbolista di una parola che rimanda ad un presunto Altrove, a una presunta iper-realtà che sta al di là della realtà, Mandel'štam e gli amici poeti con cui fondò l'acmeismo rispondono con una posizione molto realista: la parola ha il compito solido e chiaro di nominare le cose, tutte ugualmente importanti e inoltre ha il compito di mettere in comunicazione con i propri simili. Roba che non fa una grinza, roba assolutamente umanissima e condivisibile. Ma al di là dei proclami e dei manifesti, che spesso tradiscono le loro intenzioni, è possibile vedere nel libro di Mandel'štam il progressivo avvicinamento a questa coscienza, a questa consapevolezza nuova della parola. 

Così - seguendo appunto i segni che ho lasciato nelle pagine del libro - alla pag. 53 assistiamo ad alcune sequenze di fatti che costruiscono una sorta di film, come se il poeta fosse un regista che lascia decidere agli occhi cosa seguire e cosa no. E che questa sia una risposta al simbolismo lo capiamo dieci, e anche venti pagine più avanti: il vero collegamento col mondo segreto, quello che la parola simbolista andava cercando trasformando la poesia in una sorta di religione, non è altro che il mondo. 



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