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BRONZI DI RIACE/ Portarli a Milano? Non facciamoci del male

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I Bronzi di Riace (Immagine d'archivio)  I Bronzi di Riace (Immagine d'archivio)

Non parliamo solo del Cenacolo che è il dono più straordinario lasciato da Leonardo negli oltre 20 anni che passò tra le mura di Milano, segnandone identità e storia. Parliamo della Pietà Rondanini di Michelangelo che tra qualche mese troverà una sua collocazione tutta nuova e finalmente adeguata, che la riporterà giustamente al centro dell'attenzione (verrà sistemata in un grande spazio all'ingresso del Castello Sforzesco, con un progetto firmato da Michele De Lucchi). 

La Pietà, a differenza del Cenacolo, non venne realizzata per Milano, ma arrivò nella città lombarda nel 1952 grazie a una sottoscrizione pubblica che permise al Comune di acquisirla. Era un stagione in cui non si pensava tanto alle icone quanto al fatto che una grande città come Milano nelle sue raccolte fosse priva di opere di questo altro grande genio del nostro Rinascimento. E quindi, sulla base di una visione molto civile della cultura, si era proposto alla cittadinanza l'idea di acquisire quel capolavoro come patrimonio pubblico. Così è andata. E oggi la Pietà di Michelangelo è diventata una vera icona di Milano, anche nel senso che esprime quella dimensione di solidarietà e di centralità dell'uomo sofferente che è nel dna della città. Farle ombra con i Bronzi di Riace è un'operazione insulsa e in fondo anche masochistica.



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