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DIARIO RUSSIA/ Padre Scalfi: non ripartiamo dalla Chiesa ma dalle persone

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Sono convinto che la crisi in cui ci troviamo deve trovare un suo sbocco rielaborando seriamente le forme ed i compiti della vita ecclesiale. Dobbiamo ripartire non tanto dalla "Chiesa in genere", ma anzitutto dalla  persona: "Per me che cosa significa la Chiesa? Come si esprime in me la Chiesa cui appartengo? 

Qui non serve ripetere le risposte del catechismo. Qui occorre trovare le parole proprie che partono dal cuore. Oggi vale di più porre problemi che risolverli. Io vedo che nel parlare fra gli ortodossi sorgono nuove prospettive. Del resto nei discorsi sulla Chiesa e la società sorgono nuovi approcci e nuove tonalità. Ci  chiedono: "Perché la Chiesa è l'istituzione più grande, l' istituto socialmente più autorevole?". Normalmente noi rispondiamo: "E' evidente, è sempre stata così" e diamo un'argomentazione solita, sorpassata negli ultimi 20 anni. Ma oggi non basta. Occorrono altre risposte ed altri argomenti. La società è cambiata e la nuova generazione pone "il vecchio problema". Come trovare oggi una risposta convincente? In questa domanda non c'è slealtà e neppure mancanza di rispetto per la Chiesa. Dobbiamo considerare questa domanda come sincera e onesta, e cercare nuove parole per una risposta convincente.

Non si può escludere che il periodo che noi giustamente chiamavamo "rinascita ecclesiale" sia ormai terminato. Come chiamare il nuovo periodo non è ancor chiaro. Noi facciamo soltanto il primo passo. Se i nostri passi saranno opportuni, se una certa paura ci abbandonerà, se ci sarà un rapporto creativo nella nostra preghiera e nella nostra vita ecclesiale, un  servizio ecclesiale, mi  sembra che allora entreremo certamente in un nuovo periodo della vita ecclesiale.

Dmitrij Gasak, presidente della fraternità "Trasfigurazione" - Condivido la posizione di S. C'apnin. La situazione odierna è del tutto particolare. Ma per comprenderla meglio, forse non completamente, è giusto il riferimento all'epoca di cento anni fa. Se 100 anni or sono, nella società tradizionale russa, si poteva parlare dell'avvento dell'Anticristo, ora noi siamo piuttosto nella situazione in cui si trovavano i cristiani del III-IV secolo, quando era necessario trovare la lingua per esprimere nella lingua dell'Impero romano (in quel tempo di tutto il mondo intellettuale), quei valori, quella fede, quell'esperienza spirituale che per quella cultura era non soltanto nuova, ma anche estranea. 



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