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STORIA/ Petrolini, far ridere non è mai stato così serio

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Ettore Petrolini (1984-1936) (Immagine d'archivio)  Ettore Petrolini (1984-1936) (Immagine d'archivio)

In qualità di deputata eletta all'estero, sento la particolare vicinanza alla divulgazione della lingua e della cultura italiana nel mondo. Petrolini è stato un ponte diretto fra l'arte italiana e quella di altri Paesi. Ma soprattutto quest'opera è importante per la profondità dell'argomento che esalta i valori fondamentali della famiglia, dell'onestà e della dignità del lavoro». 

E ora due parole su Petrolini. È stato il più grande comico italiano, al quale peraltro mai saltò in mente di buttarsi in politica. Attore, scrittore, sceneggiatore, fu un esempio insuperabile di comicità irriverente, ma anche di grande compassione per le debolezze umane. Già nel 1905 era famoso in tutta Italia e può essere considerato il vero antesignano di giganti quali Totò e Alberto Sordi. Morì d'infarto a Roma nel '36, all'età di 52 anni, vittima di quella che egli, nella sua ironia scarnificante, definiva «la signora Angina», proprio nel giorno di San Pietro, il mitico 29 giugno. Circostanza che fece dire a Trilussa: «Ha voluto esse de Roma pur all'urtimo de la vita». Si era sempre dichiarato «cattolico e apostolico» e non aveva mai particolarmente ossequiato il regime fascista. Celebre la battuta che pronunciò uscendo da Palazzo Venezia, dopo avere ricevuto da Mussolini una medaglia per i suoi meriti artistici: «E io me ne fregio».



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