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80 ANNI/ Esperienza e realtà, così la "logica" di Popper ha cambiato il 900

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Karl Popper (1902-1994) (Immagine d'archivio)  Karl Popper (1902-1994) (Immagine d'archivio)

La falsificabilità in linea di principio non è una sorta di masochistica ricerca delle smentite al posto delle conferme, ma una sfida lanciata al reale per provocarne una reazione, per "costringere" la realtà a frugarsi dentro, in ogni dove, nel tentativo di smentire le azzardate teorie con cui si intende arricchire il contenuto conoscitivo della realtà stessa. Se io affermo che "tutti i corvi sono neri" non aggiungo alcunché di interessante alla mia conoscenza della realtà; ma se dico che "vi sono alcuni corvi che non sono neri", prima di smentire tale ipotesi, sono costretto ad attivare tutta la possibile dinamica osservativa alla ricerca di quanto dichiarato per vedere se, da qualche parte del mondo, siano davvero stati avvistati corvi non neri. "Le teorie sono reti: solo chi le getta pesca" dirà Popper citando Novalis.

Ma se le teorie sono "reti", allora esse devono rinunciare alla pretesa veritativa che un certo modo di fare scienza ha preteso avere, conferendo alla verifica sperimentale, al processo di verificazione (che nessuno contesta) il crisma della validazione tout court di una teoria empirica che concepisce la verità come immanente all'atto stesso del verificare.

E quanto più arditamente si getteranno le reti, tanto più la realtà sarà provocata nella sua natura di ignoto che tende, accidentalmente o meno, a svelarsi.

Quanto più una teoria è azzardata, tanto più promette sul piano conoscitivo. La genialità scientifica sta tutta nell'osare domandare ciò che nessuno prima d'ora aveva chiesto, magari trascurando ipotesi preliminarmente scartate dal nostro incorreggibile scetticismo.

Viene da pensare che l'atto davvero rivoluzionario di Galileo, che forse per questo perfezionò e  rafforzò il cannocchiale inventato l'anno prima da Hans Lippershey (1608), fu quello di usarlo come nessun altro prima di allora aveva fatto: puntandolo verso il cielo! Questo gesto "teorico" cambiò il mondo.

Torniamo a Popper, riconoscendo a questo grande epistemologo il merito di aver introdotto, nell'ambito delle scienze empiriche, il metodo della falsificabilità come migliore rispetto a quello della verificazione.

La vera posta in gioco che risulta dal confronto tra queste due metodologie (induttivismo e metodo ipotetico deduttivo) ruota attorno ad una concezione (apparentemente) extrascientifica che si può condensare nella parola esperienza. È convincimento di Popper che la teoria della conoscenza che ha il compito di analizzare le procedure peculiari alla scienza empirica "è ciò che si è soliti chiamare esperienza" (Logica scoperta scientifica, p. 21).

I positivisti si preoccupano di accertare la validità delle proposizioni elementari, protocollari, per poi sentirsi autorizzati, attraverso il metodo dell'inferenza induttiva, a validare la verità di certe teorie scientifiche. Per l'empirismo la certezza può essere trovata solo nell'accumularsi delle ripetute osservazioni, da cui consegue che la universalità (che è il carattere peculiare di ogni teoria) può trovarsi soltanto nella totalità delle osservazioni accertate dei fatti. Ma al di là della difficoltà pratica a fare ciò, l'empirista non può sentirsi appagato dalla limitazione dei casi osservati e quindi adducibili come prova, dato che per la prognosi di eventi futuri dovrebbe allargare l'ambito delle  evidenze possibili.



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