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LETTURE/ Cristiani e musulmani, chi ha "tradito" il Mediterraneo?

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Spazio rilevante è riservato proprio alla storia dei secoli a noi più prossimi, che sono l'antefatto più immediato delle spaccature e dei sospetti reciproci che continuano a nutrire le tensioni e le prove di forza spinte fino a sovrapporre il fragore assordante delle armi agli odi e agli egoismi delle fazioni in lotta per difendere le proprie posizioni e affermare la loro unilaterale egemonia, a danno dei più deboli.

Cardini insiste sull'idea di un aggravamento della situazione che è il portato storico dell'evoluzione più recente del teatro mediterraneo. La storia non sta procedendo ottimisticamente verso il meglio. Il Novecento ha trascinato con sé rimescolamenti e scelte strategiche che hanno finito con il segnare pesantemente le vie imboccate dai popoli meno fortunati e meno robustamente attrezzati, nostri vicini nel fazzoletto di universo affidato alla nostra non sempre illuminata gestione.

La frantumazione, in particolare, dei grandi imperi sovranazionali che avevano imbrigliato la porzione orientale del mondo mediterraneo, con la scomparsa dell'ormai arcaico assemblaggio ottomano, spazzato via dalle tendenze centrifughe dei nazionalismi moderni e dall'invadenza crescente delle grandi potenze occidentali, desiderose di espandere il loro mercato e la loro area di dominio ideologico più ancora che la loro cultura dei diritti e delle libertà dell'individuo, hanno finito con il destabilizzare ulteriormente l'intera area, riducendola a traballante pilastro di un equilibrio perennemente sotto scacco. 

Le recenti "primavere" arabe, la crisi siriana, il riesplodere del conflitto tra Israele e palestinesi, i progetti di un nuovo califfato integralista tra Iraq e Siria sono scintille infuocate di un incendio che deve moltissimo ai condizionamenti della storia non meno che a spregiudicate ingerenze straniere. La dolorosa linea di divisione creata da un crescente "squilibrio obiettivo tra l'opulento Nord del pianeta e il suo Sud sfruttato, impoverito e sovrappopolato" non si è affatto attenuata. E trova anzi uno dei suoi più scandalosi epicentri proprio nel cuore dell'antico focolaio delle civiltà urbanizzate che hanno fatto da levatrice all'Occidente euro-americano, quasi in coincidenza con quello che negli ultimi centocinquant'anni era diventato il cordone di sostegno del dominio britannico sui mari, puntellato dalla rotta interna Gibilterra-canale di Suez. 

Le parole conclusive di Cardini meritano, a questo riguardo, di essere citate per esteso: "Che Lampedusa sia il centro quasi geometrico del Mare nostrum acquista ai nostri occhi e dinanzi al mondo post-moderno che si apre dinanzi a noi un drammatico senso simbolico che non può, non deve essere in alcun modo sottovalutato".



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