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MEETING 2014/ Explorers, la nostalgia dell'infinito serve a capire noi stessi

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La nebulosa di Orione (Infophoto)  La nebulosa di Orione (Infophoto)

Sia quando il Voyager si è fermato per fotografare la Terra da oltre l'orbita di Saturno e l'ha vista come non più che "un granello di polvere sospeso in un raggio di Sole"; sia quando gli astronauti, dalla soglia della Luna si sono girati per riscoprire la Terra in un modo nuovo, trovandola ancora più bella e di più grande valore di prima: in tutti i viaggi che abbiamo seguito, abbiamo trovato che la più grande scoperta dell'esplorazione non è solo qualcosa di sconosciuto che viene svelato, ma anche guardare noi stessi e il nostro mondo con occhi nuovi. 

I due sguardi dell'esploratore, come di ogni uomo che segue l'odissea della propria vita - e che noi proponiamo come esperienza a tutti i compagni di viaggi in questa mostra - hanno una stessa radice: l'originale nostalgia che riempi ogni singola persona. Questa, se trasformata in percorso di conoscenza, rivela tutta la realtà sotto una nuova luce. Come ha detto Papa Francesco in un discorso del 29 novembre 2013, "si comprende la realtà solo se la si guarda dalla periferia e non se il nostro sguardo è posto in un centro equidistante da tutto".



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