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MEETING 2014/ Urkesh (Siria), una "periferia" così antica che ci parla di noi

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Un reperto di Urkesh (Immagine d'archivio)  Un reperto di Urkesh (Immagine d'archivio)

Se guardiamo a quanto tempo ci è voluto per arrivare qui, dobbiamo chiederci: davvero vogliamo perdere ciò che abbiamo? Vogliamo distruggerlo o vederlo distrutto? Perché non significa solo perdere le cose che hanno fatto la nostra civiltà. In questo processo, distruggeremmo la nostra fibra morale, perché se perdiamo la prova della nostra traiettoria umana in qualche misura perdiamo anche il risultato − che è la nostra fibra morale. 

Come dicevo all'inizio: perché preoccuparci della periferia del tempo?

La risposta emerge dalla considerazione, piena di sorpresa, di quanto tempo ci è voluto per arrivare fino al nostro oggi. È un salto nel tempo che sembra un abisso. Ma questo abisso diventa un trampolino. Non saremmo quello che siamo se fossimo senza passato, anche il più remoto. E vogliamo ben capire quello che siamo, no? E allora dobbiamo affondarci in questo humus del nostro essere, la storia. Dobbiamo, davvero, immergerci nelle profondità del più profondo del tempo.

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