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Cultura

MEETING 2014/ Il vero traditore di Gesù? Non è Giuda, ma Kant...

È in uscita il 27 agosto "Fa' che questa strada non finisca mai" di Luca Doninelli. Si tratta di una apologia di Giuda. Oggi viene presentato al Meeting di Rimini. ANDREA SIMONCINI

Il bacio di Giuda nell'affresco di Giotto (1303-1305) (Immagine d'archivio)Il bacio di Giuda nell'affresco di Giotto (1303-1305) (Immagine d'archivio)

Strano tipo il Giuda di Doninelli. Per un verso classico, per altro del tutto sorprendente.

Come in tutte le opere teatrali (giacché la struttura narrativa di questo romanzo è decisamente "teatrale") le prime battute del protagonista svelano – in forma sintetica – il suo animo:  

"Non essere d'accordo con qualcuno non è un delitto. 

Io amai quell'uomo fino alla fine e cercai in tutti i modi di salvargli la vita. Il mio solo delitto fu quello di non essere d'accordo con lui, ma questo che delitto sarebbe?".

Dunque, questo è il punto. Amore da una parte e ragione dall'altra. Sentimento, ok, ma lasciamo stare la scienza. La grande frattura moderna. In questo, il personaggio doninelliano ha – scusate il paragone - qualcosa di un altro Giuda per me famosissimo (non certo nella letteratura o nella teologia): quello – scuro di pelle – di Jesus Christ Superstar, che appare sulla scena con un epico riff di chitarra elettrica anni 70 e una battuta fulminante: "Adesso ho le idee più chiare - finalmente, e anche troppo bene, posso vedere dove andremo tutti a finire. Se separi il mito dall'uomo, vedrai dove presto finiremo".

Gesù brucia il mito, perché non parla di Dio, ma lui, corporalmente, è Dio.

Per questo, Giuda vuol bene a Gesù, tantissimo e sinceramente, ma non crede a quello che vede. Direbbe Jean Guitton "non sottomette la sua ragione all'esperienza".

L'aspetto classico è proprio questo: Giuda consegna Gesù ai sacerdoti perché lo ama ed è convinto in tal modo di sottrarlo alla furia del popolo ebraico quando si accorgerà che non è il Messia che tutti aspettano: un forte leader politico e rivoluzionario anti-romano.

In questo la tesi di Doninelli è tutt'altro che "romantica" o fittizia (per la fiction) ma ben documentata: chi ha studiato tecnicamente il processo a Gesù (non solo il Papa emerito, ma anche uno studioso ebreo come Joseph Weiler, professore di diritto a NYU) ha ormai accertato che quel processo – per come va a finire - presenta moltissime anomalie giuridiche sul piano della procedura penale rabbinica del tempo (come codificata in seguito nel Trattato Sanhedrin della Mishnah); dal tipo di condanna, al periodo in cui si svolge – la Pasqua – al tempo in cui avviene l'udienza, ai testimoni, etc.

Per tutte queste ragioni un ebreo del suo tempo, per di più colto e molto fiducioso nelle leggi e nelle procedure, com'era Giuda, sarebbe stato più che sicuro che i sommi sacerdoti non avremmero mai condannato a morte Gesù, tutt'al più lo avrebbero rinchiuso in prigione, al sicuro da sommosse popolari.

Ma l'aspetto piu sorprendente è quello che riguarda la ragione di Giuda, o meglio come lui usa la ragione. Come ho detto, Giuda non crede a quel che vede.


COMMENTI
25/08/2014 - Però la trappola di Kant è ambivalente... (Marco Nardone)

Cristo prima e sopra di tutto, sì. Ma non vuol dire opporre Cristo ai valori umani, confinati a “valori cristiani”. Cosa che sa tanto di una visione confessionale della morale. Che porta acqua al mulino del relativismo e inibisce il dialogo con i non cristiani. E va, questo sì, a confermare Kant, quando diceva “ho dovuto distruggere la metafisica [cioè la “vastità della ragione”] per far posto alla fede”.