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MEETING 2014/ Il vero traditore di Gesù? Non è Giuda, ma Kant...

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Il bacio di Giuda nell'affresco di Giotto (1303-1305) (Immagine d'archivio)  Il bacio di Giuda nell'affresco di Giotto (1303-1305) (Immagine d'archivio)

Strano tipo il Giuda di Doninelli. Per un verso classico, per altro del tutto sorprendente.

Come in tutte le opere teatrali (giacché la struttura narrativa di questo romanzo è decisamente "teatrale") le prime battute del protagonista svelano – in forma sintetica – il suo animo:  

"Non essere d'accordo con qualcuno non è un delitto. 

Io amai quell'uomo fino alla fine e cercai in tutti i modi di salvargli la vita. Il mio solo delitto fu quello di non essere d'accordo con lui, ma questo che delitto sarebbe?".

Dunque, questo è il punto. Amore da una parte e ragione dall'altra. Sentimento, ok, ma lasciamo stare la scienza. La grande frattura moderna. In questo, il personaggio doninelliano ha – scusate il paragone - qualcosa di un altro Giuda per me famosissimo (non certo nella letteratura o nella teologia): quello – scuro di pelle – di Jesus Christ Superstar, che appare sulla scena con un epico riff di chitarra elettrica anni 70 e una battuta fulminante: "Adesso ho le idee più chiare - finalmente, e anche troppo bene, posso vedere dove andremo tutti a finire. Se separi il mito dall'uomo, vedrai dove presto finiremo".

Gesù brucia il mito, perché non parla di Dio, ma lui, corporalmente, è Dio.

Per questo, Giuda vuol bene a Gesù, tantissimo e sinceramente, ma non crede a quello che vede. Direbbe Jean Guitton "non sottomette la sua ragione all'esperienza".

L'aspetto classico è proprio questo: Giuda consegna Gesù ai sacerdoti perché lo ama ed è convinto in tal modo di sottrarlo alla furia del popolo ebraico quando si accorgerà che non è il Messia che tutti aspettano: un forte leader politico e rivoluzionario anti-romano.

In questo la tesi di Doninelli è tutt'altro che "romantica" o fittizia (per la fiction) ma ben documentata: chi ha studiato tecnicamente il processo a Gesù (non solo il Papa emerito, ma anche uno studioso ebreo come Joseph Weiler, professore di diritto a NYU) ha ormai accertato che quel processo – per come va a finire - presenta moltissime anomalie giuridiche sul piano della procedura penale rabbinica del tempo (come codificata in seguito nel Trattato Sanhedrin della Mishnah); dal tipo di condanna, al periodo in cui si svolge – la Pasqua – al tempo in cui avviene l'udienza, ai testimoni, etc.

Per tutte queste ragioni un ebreo del suo tempo, per di più colto e molto fiducioso nelle leggi e nelle procedure, com'era Giuda, sarebbe stato più che sicuro che i sommi sacerdoti non avremmero mai condannato a morte Gesù, tutt'al più lo avrebbero rinchiuso in prigione, al sicuro da sommosse popolari.

Ma l'aspetto piu sorprendente è quello che riguarda la ragione di Giuda, o meglio come lui usa la ragione. Come ho detto, Giuda non crede a quel che vede.



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COMMENTI
25/08/2014 - Però la trappola di Kant è ambivalente... (Marco Nardone)

Cristo prima e sopra di tutto, sì. Ma non vuol dire opporre Cristo ai valori umani, confinati a “valori cristiani”. Cosa che sa tanto di una visione confessionale della morale. Che porta acqua al mulino del relativismo e inibisce il dialogo con i non cristiani. E va, questo sì, a confermare Kant, quando diceva “ho dovuto distruggere la metafisica [cioè la “vastità della ragione”] per far posto alla fede”.