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MEETING 2014/ "Il destino troverà la strada": chi ha compiuto la profezia di Virgilio?

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Particolare del Colosseo (Infophoto)  Particolare del Colosseo (Infophoto)

La sensazione di attesa che percorre le generazioni dell'epoca augustea trova un'attuazione completamente diversa da quella che il cittadino romano poteva prefigurarsi, un'attuazione che non avviene a Roma, ma in un'altra località collocata alla periferia dell'impero, in una zona marginale e turbolenta dove l'autorità di Roma riesce a imporsi con fatica e tra mille incertezze. In un oscuro villaggio di quest'area, un villaggio di cui certamente la stragrande maggioranza dei romani dell'epoca neppure conosce il nome, nasce Gesù. 

Così il nuovo inizio atteso e desiderato dalle generazioni dell'epoca trova il suo compimento non nel centro dell'impero, ma in un'oscura periferia, e il personaggio che segna questo nuovo inizio non è il potente Augusto con le sue benemerenze civili e militari, ma un bambino partorito in una mangiatoia, la cui nascita non è annunziata ai potenti o ai sapienti della terra, bensì a un gruppo di pastori che nel freddo e nel buio della notte custodiscono i loro greggi.

In questa contrapposizione tra centro e periferia s'intravedono però i contorni di un disegno provvidenziale. La nascita di Gesù avviene in un'epoca in cui l'area attorno al bacino del Mediterraneo si trova in una situazione di pace e in cui il contesto culturale ha una consistenza unitaria nel riconoscimento di una serie di valori e di idee comuni. Come scrive Benedetto XVI nell'Infanzia di Gesù, «Per la prima volta esiste un governo e un regno che abbraccia l'orbe. Per la prima volta esiste una grande area pacificata, in cui i beni di tutti possono essere registrati e messi al servizio della comunità. Solo in questo momento, in cui esiste una comunione di diritti e di beni su larga scala e una lingua universale permette a una comunità culturale l'intesa del pensiero e dell'agire, un messaggio universale di salvezza, un universale portatore di salvezza può entrare nel mondo: è, difatti, la "pienezza dei tempi"». 

L'epoca di Augusto coincide così con la pienezza dei tempi (il pléroma per usare la parola greca che lo definisce), ma in un modo misteriosamente diverso da quello che l'intelligenza o la fantasia dell'uomo poteva immaginare.



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