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MEETING 2014/ "Il destino troverà la strada": chi ha compiuto la profezia di Virgilio?

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Particolare del Colosseo (Infophoto)  Particolare del Colosseo (Infophoto)

Il destino troverà la strada. Fata viam invenient. È il titolo che abbiamo dato alla lettura di testi che presentiamo al Meeting di quest'anno. L'evento è curato da Zetesis, un gruppo di docenti che da anni si occupa attivamente dello studio dell'antichità classica e dei suoi riflessi nella cultura contemporanea. La frase si rifà a un passaggio dell'Eneide virgiliana: "Il destino troverà la strada e Apollo invocato si farà presente". 

Gli dèi hanno assegnato a Enea, nel momento in cui fugge da Troia conquistata e data alle fiamme dai Greci, il compito di costruire nel Lazio una nuova città dalla quale discenderà Roma e la sua gente, ma egli si trova continuamente di fronte a ostacoli che gli impediscono la realizzazione di questo progetto, e in luogo di avvicinarsi alla meta sembra che continuamente se ne allontani. Nel corso della sua peregrinazione lunga e faticosa Enea incontra il cugino Eleno, sacerdote di Apollo e dotato di virtù profetiche, che lo rassicura e gli dà indicazioni sul proseguimento del viaggio: nel momento dell'incertezza e della solitudine Enea si convince che una compagnia positiva lo aiuterà a superare le difficoltà presenti e a realizzare il compito affidatogli.

"Il destino troverà la strada" è in definitiva il corrispettivo precristiano della frase che troviamo nel titolo del Meeting: "Il destino non ha lasciato solo l'uomo", con la differenza che Virgilio usa un futuro perché si tratta di un desiderio e di una speranza, mentre l'uomo cristiano può coniugare la stessa frase usando un passato che riconduce a una certezza: Dio stesso si è fatto conoscere all'uomo e lo gratifica di una compagnia promessa per sempre. 

L'idea che un disegno positivo guidi il divenire del mondo è un filo sottile che percorre un'infinità di testi e di autori dell'antichità classica precristiana: l'esistenza di divinità che, sia pure in modo misterioso e talora contraddittorio, garantiscano un divenire equilibrato del cosmo è spesso percepito da molti autori antichi, e sono tutto sommato minoritarie le correnti di pensiero che negano questa idea. Il vero problema su cui ci si interroga non è la presenza di divinità o di un disegno che governi il kosmos, bensì la coerenza fra questo disegno positivo del cosmo e felicità individuale. Anche ponendo come premessa che tutto proceda in modo ordinato sulla base di un disegno positivo, il singolo può soffrire, e soprattutto vivere con sgomento la sua situazione di creatura limitata destinata alla morte. Su questo nodo si gioca la riflessione di moltissimi autori antichi.



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