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MEETING 2014/ Magatti: i cristiani e quella tentazione di vivere fuori dal tempo

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Michelangelo, David (particolare) (Immagine d'archivio)  Michelangelo, David (particolare) (Immagine d'archivio)

Come insegna la parabola, un tale passaggio, pur colmo di rischi, è inevitabile. Fa parte del difficile lavoro di rinegoziazione del rapporto padre-figlio. E l'Europa di oggi − profondamente  secolarizzata − è come quel figlio che ha preteso di fare a meno del Padre e di vivere con le sue sole possibilità. 

Di tale processo, portato a conseguenze sempre più estreme, se ne vedono oggi le conseguenze: mai come in questi anni, la gran parte della cultura europea pretende di autosistenersi e di autofondarsi. Facendosi prendere da quella hubris da cui già gli antichi greci mettevano in guardia. 

La domanda che a questo punto ci si può porre, è: chi  sono i cristiani oggi? E come possono disporsi di fronte a questa situazione?

Secondo alcuni, i cristiani sono coloro che non hanno ceduto alle sirene della modernità. Come il primo figlio che non è uscito di casa. Questa interpretazione è, per alcun aspetti, condivisibile. In senso positivo: molti cristiani si oppongono a processi che non sentono come loro e che anzi avvertano come offensivi per lo stesso Padre. Ma anche in senso negativo: non solo perché, come dice la parabola, il primo figlio cova, in realtà, una irrisolta invidia nei confronti del  fratello più piccolo; al punto da non riuscire ad apprezzare la casa dov'è nato e si è formato. Ma anche perché quel sentimento di estraneità, se non di rifiuto, nei confronti della modernità rischia di  essere un terreno di coltura dove crescono atteggiamenti  puramente reattivi, che arrivano a alimentare i  tanti fondamentalismi di oggi (non solo nel cristianesimo, ma in tutte le grandi religioni).

Una diversa interpretazione è quella secondo cui i cristiani di oggi non sono fuori dalla modernità e dagli effetti che comporta. Compresa la secolarizzazione. Non sono cioè estranei al tempo in cui vivono. In un certo senso, siamo tutti "là fuori", lontani dalla casa del Padre. E questo semplicemente perché è il tempo storico che viviamo a metterci in tale condizione. Ciò è molto importante. Perché ci fa capire che i cristiani non sono diversi dagli altri e sono esposti, come tutti, ai venti del tempo. Allo stesso modo, però, proprio perché cristiani, coloro che conservano la fede hanno lo straordinario compito di far maturare, dentro la coscienza contemporanea, la memoria, la nostalgia, il desiderio per la casa da cui tutti proveniamo. È solo in questo modo, da una maturità dell'umano che siamo ancora ben lontani dall'aver raggiunto che la pienezza della libertà si troverà a coincidere con il disegno del Creatore.

In conclusione, il processo di secolarizzazione che pervade oggi l'Europa è colmo di insidie per la fede. Il processo di maturazione dell'umano rimane molto, molto faticoso. Ci sono numerosi segnali che inducono al pessimismo. Penso ad esempio alle crisi sistematica della famiglia o alla crescente confusione nei rapporti  di genere. O penso, ancora, al dominio della tecno-economia sull'uomo o al diffondersi di un individualismo radicale, indifferente e cinico.



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