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MEETING 2014/ Magatti: i cristiani e quella tentazione di vivere fuori dal tempo

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Michelangelo, David (particolare) (Immagine d'archivio)  Michelangelo, David (particolare) (Immagine d'archivio)

Chi ha secolarizzato l'Europa? Volendo essere provocatori, si potrebbe rispondere: il cristianesimo. Se, infatti per "secolo" si intende la centralità non solo delle cose mondane, ma anche della vita quotidiana di ogni uomo, allora dovremmo ammettere che non è casuale il fatto che la secolarizzazione sia un fenomeno scoppiato e cresciuto nel continente che è stato la culla del cristianesimo. È stata infatti proprio questa religione - con le sue peculiarità che la distinguono da tutte le altre - a spostare l'accento sull'uomo-persona - creato a immagine di Dio - e sulle sua esigenze anche minute. E in questo modo avviando un processo di lungo periodo destinato a ridefinire il confine tra trascendenza e immanenza, tra sacro e profano.   

Che cosa fu quella straordinaria fioritura storica - colma di una speranza nuova per un umanesimo capace di parlare di uomo senza dimenticare Dio - a cui abbiamo dato il nome di Rinascimento, se non il prodotto di una lunga gestazione avvenuta nel grembo di un millennio di cristianità? E non furono forse san Benedetto prima e san Francesco (soprattutto) poi gli antesignani dell'uomo moderno?

Per questa via, la modernità ha tracciato la sua strada. Lungo un percorso drammatico e entusiasmante insieme, ricco di svolte e passaggi difficili, che arriva fino a noi, all'Europa di oggi. In cui sembra che non ci sia più posto per Dio. E, di conseguenza, per l'uomo.

In realtà, il termine secolarizzazione ha dentro di sé un doppio registro. Una specie di ambivalenza costitutiva. Che è bene non dimenticare mai. 

Da una parte, per secolarizzazione dell'Europa si intende la tendenza alla prevalenza di una  visione esclusivamente mondana, centrata sull'io e la società, nella quale si assiste alla progressiva perdita del senso religioso. Indubbiamente, questo primo piano del discorso coglie numerosi aspetti della dinamica degli ultimi secoli. Al punto da spingere molti - oggi come ieri - a concepire la secolarizzazione come un processo ineluttabile, destinato a porre fine all'esperienza religiosa.

Dall'altra  parte, però, lo stesso termine indica la crescente centralità della vita di ogni singolo uomo. Prezioso portato storico del superamento, da parte del cristianesimo, di un'idea cultuale e irragionevole di religione. Come tale incapace di occuparsi del destino personale e della storia dell'umanità. Superamento che apre alla ricerca di un baricentro più avanzato nel rapporto tra Dio e l'uomo, tra trascendenza e immanenza, in buona sostanza, conseguenza ultima dell'idea cristianissima di incarnazione.

Vista alla luce di tale ambivalenza, la secolarizzazione moderna, figlia della cristianità, può essere interpretata alla luce della parabola del figliol prodigo.

Mi pare, infatti, che si possa dire che l'uomo moderno (europeo) ricorda molto quel figlio che,  diventato adulto, chiede la sua parte di eredità, decidendo di lasciare la casa paterna per andarsene a vivere per proprio conto, esplorando il mondo.



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