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TOLSTOJ/ il rischio della "periferia" e il dramma della Chiesa

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Lev Tolstoj (1828-1910) al lavoro (Immagine d'archivio)  Lev Tolstoj (1828-1910) al lavoro (Immagine d'archivio)

Costoro seppero "portare" le sue domande sfidanti e audaci, vivendole come possibilità di maturazione di una fede vera, sino a permettere ad alcuni di loro (ad esempio Novoselov o Solov'ëv) di compiere un vero cammino dalla periferia al centro, nella riscoperta dell'irrinunciabilità della relazione con Cristo. E questo cammino non fu interrotto nemmeno dagli sconvolgenti eventi del 1917, ma al contrario fu fecondo di risposte capaci di ispirare cammini di ripensamento sul ruolo della Chiesa, la cui importanza è ancora oggi palese, e non solo per la Chiesa Russa.

Al visitatore viene offerto ancora una volta un dono di sfida e di stimolo ad approfondire la ragione e l'esperienza che sgorga dalla ricchissima, complessa e misteriosa ricchezza della storia del pensiero russo. Che sa mettere in luce talora impietosamente – ma con una chiarezza irrinunciabile – i moti più contraddittori dell'animo, anticipando fenomeni che solo con un'ampia dose di stoltezza potremmo ritenere tipici del mondo russo, e a noi estranei. La risonanza europea della figura di Tolstoj, al contrario, ci mostra come all'inizio del secolo XX fosse viva una circolazione di idee e di domande che avvolgeva tutta l'Europa, dall'Atlantico agli Urali, e che ci è utile ricordare come un ambito assolutamente necessario per il nostro stesso respiro, contro ogni tentazione di chiusura particolaristica ed escludente, da qualunque parte essa venga.



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