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MEETING 2014/ 2. Guareschi e Jannacci, la sofferenza che li ha accomunati

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Don Camillo e Peppone, i due celebri personaggi creati da Guareschi (Immagine d'archivio)  Don Camillo e Peppone, i due celebri personaggi creati da Guareschi (Immagine d'archivio)

Un autore come Guareschi che ha saputo parlare a tanta gente nonostante le censure non mi pare che esista. Per Jannacci ancora di più, quando è morto ho avuto la percezione che con Enzo si sia chiusa una epoca. Ci sono ancora artisti ad esempio De Gregori che è molto puro o Bagliori che sanno scrivere cose di un certo livello ma stiamo sempre parlando di persone cresciute nella stessa scultura con cui è cresciuto Enzo.

 

Invece le generazioni successive cosa hanno perso di questo patrimonio?

Credo che oggi il cantautorato non esista più. Ci sono artisti che scrivono dei bei testi ma poi non sanno metterci su una bella musica, altri scrivono belle musiche ma non sanno usare le parole. Non sono d'accordo con chi dice che il nuovo cantautorato è il rap. Letteralmente è banale, fanno uso della rima baciata per cui non esiste un lavoro letterario nella scrittura ma anche ammesso e in alcuni casi concesso che ci siano istanze e denunce è comunque declinato nella formula nel rapporto con le generazioni più giovani senza andare oltre a quella dimensione. In più dentro un'arte che non è italiana. II cantautorato è stata un'arte italiana, il rap è un'arte americana. Enzo diceva che il cantautorato era finito con Fabio Concato, io ci aggiungo Luca Carboni. De Gregori dice che sempre che il suo punto di partenza è sempre etico, oggi non lo fa più nessuno.

 

Al Meeting vedremo una parte del suo spettacolo Il saltimbanco la luna, ci anticipa di cosa si tratta?

E' una versione ridotta rispetto all'originale. Lo spettacolo nasce circa tre anni fa da una esigenza mia di far conoscere di più Enzo che mi sembrava sottovalutato anche dagli appassionati, esigenza che si è incontrata con la mia voglia di fare il giornalista in modo diverso visto che certi spazi non ce li danno più. Nello spettacolo c'è allora la mia esperienza di venti anni di giornalismo musicale, un racconto di come funziona il mondo dello spettacolo e del giornalismo dietro le quinte con tutte le sue decadenze, ad esempio i direttori che non ti danno spazio per Bob Dylan perché bisogna invece parlare della velina, gli organizzatori di eventi culturali che non vogliono certi personaggi di spessore perché la gente deve ridere tanto sono tutti stupidi.

 

E Jannacci, in tutto questo?

Enzo è la bussola. Parlare con lui era sentirsi raccontare cose molto profonde come i suoi valori, il senso di essere un artista, di andare a Sanremo, del padre, la guerra, del fare il medico. Se allora il mio mondo di giornalista è ridotto così ecco che Jannacci ci dice che le cose possono andare in modo diverso. Musicalmente lo spettacolo è stato portato in scena con la cantautrice Susanna Parigi, al Meeting ci sarà invece Osvaldo Ardenghi che era uno dei pupilli di Enzo nei suoi ultimi anni.

 

Lei ha scritto anche un libro che è considerato l'opera più approfondita su Enzo Jannacci. Che cosa lo caratterizza?



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