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MEETING 2014/ 2. Guareschi e Jannacci, la sofferenza che li ha accomunati

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Don Camillo e Peppone, i due celebri personaggi creati da Guareschi (Immagine d'archivio)  Don Camillo e Peppone, i due celebri personaggi creati da Guareschi (Immagine d'archivio)

"Ricordati Pedrinelli: con la coscienza non si traffica mai". Da queste parole, scaturite durante uno dei tanti incontri-intervista che il giornalista Andrea Pedrinelli ebbe con Enzo Jannacci, è scaturito, come dice lo stesso Pedrinelli, "il bisogno - dovere di ricordare e rendere testimonianza a questo grande artista. Pedrinelli è infatti l'autore della biografia più completa e approfondita mai pubblicata su Jannacci ( "Roba minima, mica tanto"; Giunti Editore) e dello spettacolo Il saltimbanco e la luna, che verrà presentato in versione diretta giovedì sera al Meeting. E' anche uno dei curatori della mistrà dedicata a Guareschi e Jannacci. Ecco cosa ci ha detto.

 

Che cosa conosce del Meeting e che cosa si aspetta da questa sua partecipazione?

Lo conosco dall'esterno, ho partecipato come spettatore e ne ho sempre avuto una bella impressione. Mi sembra una occasione importante per dare opportunità ai giovani di aggregarsi, di conoscere personaggi dell'economia, della politica e della cultura e di mettersi in gioco. Dalle persone che ho conosciuto e che frequentano il Meeting traggo l'impressione di una grande apertura agli altri e al dialogo con idee diverse piuttosto che opinioni differenti. In un periodo dove si dialoga sempre meno la mia aspettativa è di trovare una platea curiosa di sentire il parere di chi parla senza guardare chi è o da dove proviene. Ho l'impressione che sarà così.

 

Lei è uno dei curatori della mostra su Guareschi e Jannacci, un accostamento che a molti potrà sembrare inusuale.

Devo dire che inizialmente anche a me sembrava inusuale, l'idea di questo accostamento nasce da un articolo di Giorgio Vittadini. Leggendolo mi sono reso conto che è l'accostamento è corretto.

 

Ci spieghi perché.

L'accostamento tra i due è centrato, ci sono molte analogie. Intanto quello che sottolineava Vittadini e cioè l'attenzione alla gente, alle persone. Gente che ha bisogno, gente che è lontana dai meccanismi di potere o dalle intellighenzie culturali. Anche la loro vita è simile.

 

In che senso?

Erano due persone, Enzo lo ho anche conosciuto, molto aperte all'ascolto, al confronto, sempre rispettose degli altri, pronti a difendere le loro idee anche in modo vivace ma con grande rispetto per chi avevano davanti. Guareschi in Peppone e Camillo mette anche quello che non era lui, ama quasi di più Peppone. Enzo invece una volta mi disse: io non metto nelle canzoni quello che credo politicamente o a livello religioso, io non voglio condizionare l'ascoltatore. Voglio mettere in gioco domande, denunce tramite piccole storie. E questo è quello che faceva anche Guareschi. Tutti e due infine sono stati degli esclusi. Guareschi è finito nei lager e in prigione e poi emarginato perché considerato un fascista. Enzo emarginato dal mondo dello spettacolo con censure pesanti e considerato un clown che è quanto di più lontano dal suo modo di fare arte. Hanno sofferto tutti e due il loro voler essere uomini veri nel mondo dell'arte.

 

C'è qualcuno oggi che potrebbe prendere la loro eredità?



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