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GUARESCHI/ 2. Il "Mondo" è piccolo, ma la Provvidenza governa la storia

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La Bassa è stata la casa di Guareschi, ma ad un certo punto la dovette lasciare. E così un bel giorno prese il treno e si trasferì a Milano, intraprendendo l'avventura del giornalismo. Insieme a Ennia, sua moglie, scoprì Milano, una città che era tutta un romanzo. Nella nebbia di Milano scoprì che era nascosto il suo avvenire, e che a ogni svolta della strada può sempre spuntare l'imprevisto.

Ai tipi umani della Bassa si aggiunsero così quelli della città: dopo le cascine arrivarono i grattacieli, ma quello che interessava di più a Guareschi erano gli uomini e le donne che raccontava. Che spesso erano quelli che agli occhi del mondo valevano poco. Gente cui spesso rimane solo la propria indistruttibile dignità. Prima di tutto la dignità. L'uomo, anche il più derelitto, anche il più reietto e il più fallito, ha una dignità, che gli viene dall'essere fatto a immagine e somiglianza di Dio. Nei racconti di Guareschi spesso la dignità del vinto è messa in confronto con l'arroganza del vincitore. 

L'uomo è vivo finché ha voglia di ricominciare daccapo, dopo ogni rovescio. 

Magari cogliendo, al di là del dramma del vivere umano, anche l'aspetto umoristico. 

Guareschi non si limitò a portare quasi a perfezione il genere letterario umoristico, che ha radici antichissime che risalgono alla classicità, ma fece molto di più: l'umorismo per Guareschi era una virtù. L'arte di rendere felice il prossimo.

Guareschi trasse linfa vitale per il suo lavoro proprio da qui: dalla Virtù, e la misura dell'efficacia della sua opera sta nel fatto che è in grado non solo di regalarci un sorriso, ma anche di farci pensare. Diceva che l'umorismo è una potente e benefica arma di difesa. L'umorismo non distrugge. L'umorismo rivela ciò che deve essere distrutto perché cattivo. L'umorismo distrugge soltanto l'equivoco. Rafforza ciò che è sostanzialmente buono.

"Perché io vi parlo sempre di me e della gente di casa mia? − scriveva nel Corrierino delle famiglie. Per parlarvi di voi e della gente di casa vostra. Per consolare me e voi della nostra vita banale di onesta gente comune. Per sorridere assieme dei nostri piccoli guai quotidiani. Per cercare di togliere a questi piccoli guai (piccoli anche se sono grossi) quel cupo color di tragedia che spesso essi assumono quando vengono tenuti celati nel chiuso del nostro animo. Ecco: se io ho un cruccio, me ne libero confidandolo al Corrierino. E quelli, fra i lettori del corrierino, che hanno un cruccio del genere nascosto nel cuore, trovandolo raccontato per filo e per segno nelle colonne del corrierino si sentono come liberati da quel cruccio. Infatti quel cruccio, da problema strettamente personale, diventa un problema di categoria. E allora è tutta un'altra cosa".  



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COMMENTI
29/08/2014 - Provvidenza (luisella martin)

Questo bellissimo articolo mi ha riportato alla mente mio padre (Guareschi era il suo giornalista prediletto) e la sua fede cristiana, tutta immersa nel reale e fuori dai bisbigli delle sacrestie. Le condizioni di partenza non sono uguali per tutti, sicché qualcuno capisce subito e, per altri ci vuole una vita intera per trovare il segreto della felicità… Per questo c'è bisogno di chi governi la storia come un Re giusto e questi è la Provvidenza; a tutti coloro che ne riconoscono i passi Essa indica la strada giusta verso la Luce.