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LETTURE/ "Sul Grappa dopo la vittoria", elogio del cuore semplice

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Le alture del Monte Grappa (Immagine d'archivio)  Le alture del Monte Grappa (Immagine d'archivio)

3. Nelle tonalità semplici di una vita, che non si oppone eroicamente al fascismo, che fa della vittoria sul Grappa un atto quasi sacrale, forse perché anche come studente del ginnasio non si hanno parole per una "opposizione", il fuoco è quello di Thanatos e di Eros – la giornata dei morti festeggiata nel ventisei diventa la giornata del morto, del padre appena morto per l'appunto a quarantacinque anni. Ed in effetti la morte ci è "nemica" (San Paolo) non tanto nella sua dimensione generale (guerra, malattia), ma in questo suo farsi presente nel particolare, affrontato da soli – si muore da soli dicevano Martin Heidegger ed Hans Urs von Balthasar − e per quanto la Chiesa possa essere presente nella strada degli uomini, nella guerra e nelle morti a valanga della spagnola, la febbre che nel dopo guerra aveva visitato mortalmente con insistenza le famiglie venete e italiane, che erano già state nell'epicentro di quella che solo formalmente era una "vittoria" ma che di fatto era il massacro di una generazione – di spagnola muore anche il sacerdote del romanzo, don Sante. Eros ha il carattere forte e audace di Santa Eulalia, che nel dipinto della chiesa sveglia piuttosto un appetito erotico che religioso nel giovane narrante, il quale ovviamente si fa degli scrupoli per la sua perversità sacrale, ma invero i grandi della spiritualità mistica sapevano bene come mistica ed eros spesso si confondano, dapprima perché eros ed agape, come ha spiegato Benedetto XVI nella Deus caritas est, non si trovano in una contraddizione assoluta, e poi perché solo attraverso una reale educazione al "senso religioso" ci si può abituare a distinguere − non separare – i piani. Il giovane stesso compie questo viaggio educativo accorgendosi pian piano di "quanto puro e profondo può essere l'amore, quanto è vicino, anzi corradicato alla religione" (74). L'incontro con Caterina, il primo amore, fa vedere infine con quale finezza d'animo, in un epoca in cui darsi la mano alla presenza della badante era già azione audace, si possa descrivere eros − il guardarsi negli occhi e nella loro variazione di colori, il vedere se stessi nella pupilla dell'amata, l'andare insieme in bici, per la prima volta da soli, perché il fratello di Caterina, appositamente, non è andato con loro, il non parlare di un sogno di Caterina, che riguarda "segreti", tutto questo fa vedere di come l'eros provato è presente anche nella quotidianità, più presente che nelle migliaia di descrizioni erotiche esplicite dei romanzi e film dei nostri tempi, che sono più frutto della porneia dell'Apocalisse, che di un amore puro e profondo.

L'incontro a Bassano con il giovane autore non è stato pieno di parole, ma come mi ha scritto nella dedica al libro che avevo in mano e di cui ho parlato in questo piccolo articolo, rivelatore di una "profonda e sincera gratitudine", che esprimo a mia volta tentando un viaggio nel suo libro ricco ed eccellente.



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