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LETTURE/ Massimiliano d'Asburgo, l'universo in un castello

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Il castello di Miramare a Trieste (Immagine d'archivio)  Il castello di Miramare a Trieste (Immagine d'archivio)

Il catalogo allestito con puntigliosa diligenza alemanna, è pubblicato dalla stamperia di corte di Vienna nel luglio del 1863. Raccoglie testi di letteratura, di pedagogia, arte, storia, fisica, botanica e geografia, in tedesco, inglese, francese, spagnolo e italiano, e, ovviamente, di religione.

Una biblioteca, dunque, al servizio anche delle passioni legate all'interesse per la natura che accomunavano Massimiliano e Carlotta, l'amata consorte, figlia del re del Belgio. Spicca, ad esempio, una ricca serie di testi sui giardini, che rivelano una piena condivisione con quanto era di "tendenza" nelle corti di mezza Europa: il giardino paesistico secondo lo stile inglese, cui Massimiliano si ispira quando avvia la progettazione del parco.

Del resto, la contemporaneità più che un punto fermo di Massimiliano, è un suo ideale assoluto: vivere il presente per essere parte attiva nel complesso dell'universo.

Tra le molte sezioni, rilevante appare quella dedicata ai testi su temi religiosi, che vengono per la prima volta analizzati e studiati con attenta puntualità. Protagonista è la storia della chiesa in tutte le sue sfaccettature, in particolare nei rapporti con lo Stato, mentre sono volutamente banditi i contributi di autori allora contemporanei apertamente ostili all'Austria, come il grande di Rovereto Antonio Rosmini.

Ancora una volta Massimiliano si rivela personaggio di notevoli qualità, buon conoscitore del sapere ecclesiastico che è testimoniato nella biblioteca tra volumi di semplice devozione, ma anche di approfondimento storico e filosofico, quasi uno specchio di due anime in lui conviventi: l'aristocratica e la popolare liberale, testimoni del credo da un lato e della ragion di stato dall'altro. Argomenti, peraltro, noti a Massimiliano sin da giovane, quando si interessò personalmente all'edificazione della Votivkirche, chiesa eretta in stile neogotico da Heinrich Ferstel, nel 1853, a Vienna in ringraziamento dello scampato pericolo di un attentato del fratello Francesco Giuseppe I, imperatore.

Il contributo di Pietro Zovatto apre l'attitudine culturale dell'arciduca verso nuovi orizzonti, fino ad oggi mai affrontati: i testi di carattere sacro, in particolare dei libretti di devozione popolare ad uso delle funzioni liturgiche e dell'esercito, nonché degli studenti, presenti nella biblioteca. Essi rendono concreto il suo interesse per lo studio del pensiero e dell'orientamento religioso nell'Ottocento, dalle dotte formulazioni manualistiche e fin nelle espressioni più umili. Emerge, anzi, un'ulteriore chiave di lettura che contribuisce alla comprensione della sua personalità: animata dalla tradizionale confessione cattolica romana della dinastia asburgica, com'è dimostrato dalla accuratezza con la quale egli concepisce l'arredo nella cappella del Castello e dalla decisione di collocare sulla facciata la statua della Madonna Stella Maris, protettrice dei marinai e guida di ogni persona di buona volontà.



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