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PAOLO VI/ Camisasca: il mistero della Chiesa come un fatto vissuto

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Papa Paolo VI  Papa Paolo VI

Questa prima parte del documento pontificio si chiude con una lode a Dio per il grande dono del battesimo. Ha forse perso il popolo di Dio il senso della grazia missionaria del battesimo? Si è scelti per essere mandati, come ci ricorda continuamente Papa Francesco. Paolo VI intitola la seconda parte: rinnovamento. Più avanti parlerà di riforma. Precisa subito: il rinnovamento non è riduzione della Chiesa a piccole comunità, quasi sognando un'età dell'oro delle origini; non è una cancellazione di quanto in essa è istituzionale, quasi bastasse una visione carismatica, non è adattamento alla mentalità del mondo, al naturalismo, al relativismo, alla rinuncia nella lotta contro il male. Le tracce fondamentali di un vero rinnovamento stanno invece nell'obbedienza a Cristo, nello spirito di povertà che rende liberi e nella carità. Non sembri che Paolo VI abbia proposto qui un programma generale.

 

Se si pensa con attenzione alle linee da lui messe avanti, si nota la sua preoccupazione di toccare i livelli profondi, sorgivi di ogni giovinezza della Chiesa. E infine, terza parte, il dialogo. Il Papa sceglie questa parola. E tale scelta avrà una eco profonda e farà ricordare soprattutto queste pagine di tutto il documento. Dialogo con tutto l'umano, dialogo con chi crede ma non è cristiano, dialogo tra i cristiani. C'è già il programma di tutto il Concilio e di tutto un pontificato, la rivelazione dell'animo e del pensiero di Giovanni Battista Montini, la sua ansia di andare incontro all'uomo, agli uomini, di superare i solchi prodotti nell'età moderna dalle incomprensioni reciproche. C'è il primato dell'evangelizzazione. Alcune espressioni contenute in queste pagine resteranno. "La Chiesa si fa parola, si fa messaggio, si fa colloquio" (ES, 67). E ancora: "Bisogna, ancor prima di parlare, ascoltare la voce, anzi il cuore dell'uomo; comprenderlo e per quanto è possibile rispettarlo e dove lo merita assecondarlo" (ES, 90).

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