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LETTURE/ Un’altra guerra di Troia, diversa da quella di Omero

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 Il filologo, quindi, si trova di fronte a una serie di complessi e ramificati problemi; il lettore colto, invece, si può dilettare con una traduzione che, come spesso accade alle opere di Canali, si legge con piacere, anche indipendentemente dal testo latino, ed è dotata, in alcuni punti, di un garbo e di una vivacità davvero inusuali in un testo classico. Per esempio, troviamo tre pagine in cui Darete – o chi per lui – descrive i guerrieri troiani e greci più celebri. Si tratta di ritratti accattivanti, insoliti, particolareggiati, e, a tratti, persino divertenti, che sicuramente desacralizzano il mito, e lo avvicinano a una misura più familiarmente umana, a partire dal lieve incespicare nella parole di Ettore, e proprio su tale brano ci piace concludere le nostre poche note di lettura : “Il re Priamo fu descritto di volto grande e bello, voce dolce e corpo esile. Ettore soffriva di una moderata balbuzie; era di carnagione chiara e di chioma folta e ricciuta, visto nobile di una lunga barba (…) bravo in ogni occupazione di pace e di guerra, generoso, sempre gentile con i suoi, degno quindi di essere amato, e capace di amare (…) Enea era fulvo di capelli, occhi neri, ben piantato, buon parlatore, affabile con tutti, sicuro di sé nei consigli, religioso (…) Ecuba era alta e sottile, di animo forte, quasi virile, giusta e religiosa. Andromaca aveva occhi chiari e carnagione candida, era alta e ben fatta, modesta, saggia. Casta ma gradevole. Cassandra era di statura media; aveva la bocca alquanto rotonda e labbra d’un rosso intensi, occhi splendenti, da indovina qual era. Polissena era di pelle candida e delicata, alta, bella; il suo collo era slanciato, gli occhi graziosi, i capelli biondi e lunghi; d’animo era semplice, cortese, tollerante, ed era la più attraente di tutte le sorelle e amiche (cap. XII, p. 23)”.

 



[1] Per la cui edizione rimando a M. Winiarczyk (ed.), Euhemeri Messenii reliquiae, Stutgardiae-Lipsiae 1991, mentre per la ricostruzione della vita e dell’opera dell’autore, cfr., sempre del medesimo autore, Euhemerus von Messene: Leben, Werk und Nachwirkung, München-Leipzig 2002.

[2] E, del resto, oltre un secolo dopo Ennio, anche l’autore dell’Origo gentis Romanae, che dichiara di rifarsi a Verrio Flacco, il quale, a sua volta, con ogni probabilità attingeva da Cassio Emina, afferma al cap. 3, in chiave evemerista, che Saturno arrivò in Italia dopo essere stato scacciato dal suo regno, Saturnus regno profugus, che corrisponde all’eminiano Saturnus post multas expeditiones postque Attica hospitia consedit, exceptus ab Iano, vel Iane, ut Salii volunt




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