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MEETING 2015/ Mario Luzi e quel mistero che ci chiama per nome

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Mario Luzi (1914-2005) (Infophoto)  Mario Luzi (1914-2005) (Infophoto)

Basterebbe proseguire la lettura di quei versi che il titolo del Meeting cita ovviamente solo dall'incipit: «Di che è mancanza questa mancanza, / cuore, / che a un tratto ne / sei pieno? / Di che? / Rotta la diga / t'inonda e ti sommerge / la piena della tua indigenza…» e poi, come in un sussurrare piano, in un tendere l'orecchio: «Viene, / forse viene, / da oltre te / un richiamo / che ora perché agonizzi non ascolti. / Ma c'è, ne custodisce / forza e canto / la musica perpetua ritornerà. / Sii calmo». 

La domanda sulla mancanza è riconsegnata al cuore "dall'esterno", da «un richiamo», che non archivia la domanda ma la riapre, la spalanca, le dà voce e respiro, le dà una storia. Rovesciando l'altra grande interrogazione al proprio cuore della poesia europea, quella di Arthur Rimbaud, che nel Le coeur du pitre, nella bruciante delusione della Comune di Parigi, sogno e utopia storica di tanti, tragicamente chiedeva: «Che fare, oh cuore derubato?», Luzi pre-sente che quella domanda, quell'interrogazione alla mancanza, è paradossalmente destata dalla voce di una strana presenza: qualcuno che viene «da oltre te», che «ritornerà», qualcuno sta chiamando il mio nome, sveglia in me la vertigine di essere creatura bisognosa. È la stessa dinamica già registrata in una poesia più antica, del 1947, Bimbo, parco, gridi – una simile, commossa sconcertata domanda unita alla constatazione di un apparente paradosso: «Come accade che al tuo impaziente invito / la ferita nell'essere, richiusa / da lagrime e lagrime, dal duro / diniego sempre aperto all'avventura / risanguini, sia ancora il mio destino?». 

È a quest'immensa altezza che si pone la grande scommessa di questo titolo, così netto e radicale, così dialogante e familiare col cuore di ciascuno. Cosa c'è di più necessario di questo invito e questa sfida, viene da chiedersi; cosa c'è di più umano di questa ripartenza dal bisogno, quale tenerezza maggiore di questa sconfinata scommessa sul proprio reale desiderio? È infatti un desiderio – non annientato ma anzi sollecitato, acceso dalla mancanza – ciò che continua la strada dell'«eroe delle periferie» disegnato in questa edizione, e inaugura un rapporto tra uomo e realtà, uomo e destino che ha la forma di una domanda in cammino: domanda che oggi più che mai sentiamo l'urgenza di verificare. 

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