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11 SETTEMBRE/ Dalle Torri Gemelle alla mela di Belen, cronache dal Nulla

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Dopo l'attentato dell'11 settembre 2001 (Infophoto)  Dopo l'attentato dell'11 settembre 2001 (Infophoto)

"Ground Zero era diventato bello perché quel che c'era era diventato Natura. Il sole che sorgeva al mattino, la nebbia ... gli arcobaleni ... io guardavo e fotografavo tutto, perchè era bello…Era il Sublime". "A Ground Zero, quando la forza di gravità ha avuto la meglio sulle torri, è accaduto un nuovo tipo di sublime che nasce da una bellezza terribile… un sublime contemporaneo". Il senso di pace che Mejerowitz si è conquistato con un duro lavoro quotidiano, contrastando l'angoscia paralizzante del terrore, lo assegna all'impersonale sublime. Un "inchino" alla grandezza della Natura che mette a comun denominatore Ground Zero con Pompei: "Mi imbattevo tutti i giorni negli oggetti volati fuori dagli edifici… cose che tenevano nella loro postazione di lavoro. Molti li ho conservati e li ho dati al museo. Ora hanno una collezione di artefatti un po' come a Pompei".

Ma cosa significhi sublimare l'orrore nello stupore fino a farne uno stupefacente ideale dell'io, lo cogliamo con maggior nitidezza nelle parole di Giovanni Gastel, il più noto fotografo di moda italiano, ospite di Nicola Porro in una puntata del Contagio delle idee. Mentre sugli schermi si susseguono le immagini di modelle levigate e di attrici di fama internazionale, la conversazione fluisce, gradevolissima, fino alla comparsa di un elemento distonico, la controversa foto, Premio Pulitzer 1994, di Kevin Carter, morto suicida due mesi dopo (particolare taciuto da Porro e ignorato da Gastel). Una bambina di 4 anni, nel pieno della carestia del Sudan, si accovaccia a terra sfinita. È sola. Alla sue spalle un avvoltoio la osserva, anche il fotografo (a pochi passi) la osserva, in attesa dell'inquadratura migliore. Poi scatta e se ne va. Sublime! Aggettiva, d'acchito, Gastel: "Terribile, ma sublime!". The show must go on e i due tornano al gossip, alle avances fatte o ricevute dal celebre fotografo, che dopo una debole protesta a tutela della privacy delle sue bellissime (e potentissime) clienti, elargisce al pubblico un paio di chicche fetish. Al termine di un servizio fotografico, Marpessa H. si congeda dal suo cavalier servente omaggiandolo delle mutande, che si sfila lì per lì. Un trofeo fetish da collezionare assieme alla mela che ha delicatamente velato il pube di Belen, novella Eva per un altro servizio. I collaboratori di Gastel l'hanno conservata, adoranti, per quattro settimane, mentre delle mutande di Marpessa si sono perse le tracce. Il conduttore, estasiato, non riesce più a farsi presente nel dialogo. Tutto gli appare sublime, le mutande di Marpessa e la mela di Belen, il condor e la bambina, le Torri Gemelle e l'antica Pompei...

Davvero "dal sublime al ridicolo il passo è breve" (Napoleone Bonaparte).

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