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1914-2014/ Che differenza c'è tra fare la guerra e uccidere un uomo?

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Oltre tutto, ciò conferisce leggerezza e piacevolezza al racconto. Non a caso, Uomini contro, il film che Rosi trasse dal libro nel 1970, non piacque molto a Lussu per l'esasperazione drammatica delle vicende. "In guerra qualche volta abbiamo anche cantato…", confidò a Rigoni Stern.

Nella memoria del lettore si stagliano figure e scene indimenticabili, come quella del generale Leone, grottesco nella sua ottusità, che i soldati tentano vanamente di eliminare, come nell'esilarante episodio della feritoia n. 14; o la memorabile sortita, di sapore ariostesco, con cui il gruppo sciatori, guidato dal tenente Ottolenghi, "coscienza critica" del reggimento, che arriverà a definire la guerra "una strage inutile", riecheggiando il famoso giudizio di Benedetto XV, va all'assalto del magazzino di viveri alla caccia di prosciutti e formaggi; oppure, ancora, l'agonia straziante del tenente Avellini, giovane ardente e coraggioso, il quale, nel letto di morte, si fa leggere più volte dall'amico Lussu la lettera dell'amata: "una donna non può scrivere parole più tenere di quelle che lessi io quel giorno", parole che, giustamente, l'autore omette di trascrivere.

Preferiamo qui soffermarci sull'episodio, a nostro avviso, più rivelatore del libro. Una notte, Lussu, accompagnato da un caporale, si reca in perlustrazione. Per una fortunata combinazione, giungono a pochi passi dalla trincea nemica dove sono appostati dei soldati, ignari. A Lussu non era mai capitato di vedere dei soldati austriaci così vicini, "tranquilli, come i passanti su un marciapiedi di città". Sul far dell'alba, "una vita sconosciuta" si accende alla meraviglia dei due italiani. Quelle stesse trincee, viste da lontano, erano parse lugubri e quasi inanimate, "rifugio di fantasmi misteriosi e terribili"; ora "si mostravano a noi nella loro vera vita". Ecco i terribili austriaci, nell'atto di muoversi, parlare e prendere il caffè, "proprio come stavano facendo, dietro di noi, in quell'ora stessa, i nostri stessi compagni". La contemporaneità annulla le distanze, psicologiche e ideologiche. Di fronte ci sono "uomini e soldati come noi", osserva stupito l'autore, al quale un'idea simile "non era mai venuta in mente". 

Fra i tanti soldati austriaci, egli mette a fuoco un giovane ufficiale. Il tenente Lussu, dopo anni di guerra, era abituato a vedere non un uomo, ma il nemico. Abbraccia il fucile del caporale e si appresta a puntare contro l'ufficiale. In quel mentre, l'austriaco si accende una sigaretta: un semplice fatto che "creò un rapporto improvviso fra lui e me". "Fu un attimo. Il mio atto del puntare, ch'era automatico, divenne ragionato. Dovetti pensare che puntavo, e che puntavo contro qualcuno. L'indice che toccava il grilletto allentò la pressione. Pensavo. Ero obbligato a pensare". In pochi minuti, le categorie mentali si sconvolgono: il dovere del soldato si contrappone alla coscienza dell'uomo. "Bastava che premessi il grilletto: egli sarebbe stramazzato al suolo. Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà, mi rese esitante. Avevo di fronte un uomo. Un uomo!". 



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