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ARTE/ Friedrich, il "divino" abita in noi

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Friedrich, Viandante sul mare di nebbia (1818) (Immagine d'archivio)  Friedrich, Viandante sul mare di nebbia (1818) (Immagine d'archivio)

La sua estetica è (consapevolmente) in polemica con gli esiti più esuberanti del Romanticismo: "Esprimere i pensieri per mezzo dei contrasti più acuti è per voi diventata una norma. Voi cercate la molteplicità, perdete l'unità e vi smarrite in contraddizioni. Credete che la natura si manifesti solo attraverso il contrasto? Lodate forse la bellezza del mattino solo se la notte che l'ha preceduto è stata tempestosa? Oppure credete che dove c'è unità non possa esservi molteplicità, o che la semplicità sia vuota? È chiusa all'arte la sensibilità di colui al quale la natura non si manifesta nell'armonia più delicata, e che riconosce il suo spirito solo nel contrasto più acuto".

All'interno dei suoi appunti, Friedrich se la prende anche con i colleghi più giovani. Li accusa di arrivismo e di scarsa preparazione: "Nelle epoche precedenti alla nostra i pittori – si pensi ad Albrecht Dürer e ad altri ancora – compivano il proprio apprendistato presso un maestro, come fanno i giovani calzolai ed i sarti. Ora però la superbia e la presunzione sono penetrate nei giovani, l'uovo vuole essere più intelligente della gallina, l'esperienza dei vecchi non viene più rispettata, ognuno vuol essere il maestro di se stesso".

Alla modernità Friedrich guarda in modo sereno. Accoglie di buon grado ciò che può rendere migliore la vita delle persone. Al tempo stesso, però, non vuole assolutamente che l'arte perda la sua natura più intima. Sente il bisogno di difenderla da quanti intendono piegarla al culto della scienza. Dipinti e disegni devono continuare a rappresentare il mondo interiore dei loro autori: "Guardati dalla fredda erudizione e dal cavillare sacrilego, poiché uccidono il cuore, e quando il cuore e il sentimento sono morti negli uomini, l'arte non può dimorarvi. Conserva la tua sensibilità pura e di fanciullo, segui incondizionatamente la voce della tua interiorità, giacché essa è il divino in noi e non può trarci in inganno. Considera sacro ogni puro moto del tuo animo; rispetta come sacra ogni ispirazione pia, giacché essa è arte in noi! Nell'ora dell'entusiasmo essa diviene forma visibile, e questa forma è il tuo quadro".

Arte e scienza, pur partendo entrambe da un'osservazione del dato naturale, sono per Friedrich due discipline del tutto diverse. Chi le confonde – è il caso, ad esempio, di Carl Gustav Carus, uno dei suoi più stretti seguaci – commette un errore gravissimo. Le questioni scientifiche non devono avere la meglio sul mondo interiore dell'artista, sui suoi sentimenti, sulla sua potenza creativa: "Costruite, se vi è possibile, delle macchine che racchiudano in sé lo spirito dell'uomo e sappiano esprimerlo, ma non plasmate degli uomini che siano simili a macchine, senza una volontà propria e senza un proprio dinamismo". E ancora: "L'uomo, il pittore, non ha altra risorsa all'infuori della propria spiritualità, da cui derivano l'originalità e l'unità dei suoi dipinti".  



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