BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ARTE/ Friedrich, il "divino" abita in noi

Pubblicazione:

Friedrich, Viandante sul mare di nebbia (1818) (Immagine d'archivio)  Friedrich, Viandante sul mare di nebbia (1818) (Immagine d'archivio)

I suoi mari racchiudono la sete d'infinito degli uomini di ogni epoca, i suoi paesaggi invernali meditazioni sulla caducità umana. Il tedesco Caspar David Friedrich (Greifswald 1774 – Dresda 1840), oltre che nelle vesti di pittore, si trova perfettamente a suo agio anche in quelle di filosofo. La superficie delle cose non fa per lui. Il dato naturale è importante per la sua ricerca artistica, ma rappresenta soltanto il punto d'inizio. I significati che gli interessano vanno cercati più in profondità. E, più che con gli occhi, vanno scrutati con il cuore.

Questa indole è evidente in tutte le sue opere, a partire dal celebre Viandante sul mare di nebbia (Amburgo, Hamburger Kunsthalle), che ormai è divenuto un simbolo della solitudine dell'uomo moderno di fronte ai grandi interrogativi della vita.

Per avvicinarci meglio alla dimensione filosofica di Friedrich possiamo utilizzare gli scritti che ci ha lasciato lui stesso. Si tratta di appunti non destinati alla pubblicazione, brevi e frammentari. Per quanto, in certi passaggi, si rivelino poco agevoli (non mancano le contraddizioni, probabilmente dovute agli scarti cronologici tra una riflessione e l'altra, e il più delle volte è impossibile individuare i nomi degli artisti presi di mira nelle invettive), questi scritti raccolgono spunti davvero interessanti. Tra le edizioni in lingua originale, la più completa è: Caspar David Friedrich in Briefen und Bekenntnissen, a cura di Sigrid Hinz, Berlino, Henschelverlag Kunst und Gesellschaft, 1968. In italiano, invece: Caspar David Friedrich, Scritti sull'arte, Milano, Abscondita, 2001.

Le riflessioni che meritano maggiore attenzione sono probabilmente quelle dedicate al significato dell'attività artistica. Friedrich cerca di fissare su carta le coordinate del proprio lavoro, confrontando l'arte del primo Ottocento con l'idea di pittura che ha maturato nel corso degli anni: "Il compito dell'artista non consiste nella fedele rappresentazione del cielo, dell'acqua, delle rocce e degli alberi; sono la sua anima e la sua sensibilità a doversi rispecchiare nella natura. Riconoscere, penetrare, accogliere e riprodurre lo spirito della natura con tutto il cuore e con tutta l'anima è dunque il compito di un'opera d'arte". E ancora: "Il pittore non deve dipingere solo quello che vede dinanzi a sé, ma anche quello che vede dentro di sé. E se in se stesso non vede nulla, smetta di dipingere anche quello che vede dinanzi a sé. Altrimenti i suoi quadri somiglieranno a quei paraventi dietro a cui ci si aspetta di vedere il malato o il morto".

Nelle opere di Friedrich, accanto a una forte componente romantica, individuabile soprattutto nella scelta dei temi sviluppati e nell'approccio spirituale, si notano anche alcune cadenze classicheggianti. L'artista tedesco non sa rinunciare all'equilibrio delle forme, non riesce a fare a meno dell'armonia. E, come vediamo nelle sue grandiose aperture paesaggistiche, tradisce sempre una certa propensione per il bello ideale.



  PAG. SUCC. >