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DALLA GERMANIA/ Quelle "truppe" di salafiti che sfidano cristiani e musulmani

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Germania, in preghiera nella moschea Kocatepe (Infophoto)  Germania, in preghiera nella moschea Kocatepe (Infophoto)

Per quanto riguarda il Corano, credo che l'islam non potrà non permetterne un avvicinamento "critico" (devo però ammettere che a livello mondiale non so se un tale dialogo sia già in atto) se vorrà entrare in un dialogo serio con la posizione cristiana e la lettura della Bibbia. 

Non credo però che una categoria politico-storica come quella del "fascismo" possa essere, presa unilateralmente, utile per questo scopo; anche la riduzione della lettura del Corano o della Bibbia alla sola questione della violenza non può essere utile ad un dialogo che voglia avere una valenza teologica. Quest'ultimo non potrà non porsi la domanda dall'immagine di Dio che i due libri sacri presentano: quella di un Dio trinitario è differente da quella monolitica presentata dal Corano. E questa non è solo una questione per intellettuali e teologi, perché dal modo di vedere Dio dipende tutta una teologia dell'amicizia e dell'esperienza cristiana, che trovano la loro ragione ultima proprio in Dio stesso, che in sé, per il cristianesimo, è amore ed amicizia.

Per quanto riguarda poi la questione dell'amore per il nemico (una questione che di fronte ai salafiti è attualissima), essa non può essere un invito all'ingenuità. Si può citare l'esempio di un'altra vicenda terroristica, quella italiana degli anni delle Brigate rosse. I gesuiti che andavano a trovare in carcere i terroristi non ne desideravano certo la liberazione, sebbene vedessero in loro degli uomini: gli "uomini delle Brigate rosse", per usare l'espressione molto bella e profonda di una lettera di Paolo VI scritta durante il rapimento di Aldo Moro nel 1978.

Sebbene credo sia importante distinguere nell'islam le sue posizioni moderate da quelle fanatiche, ritengo che sia un'ingenuità non prendere una posizione chiara sul salafismo e i suoi simboli (per esempio la bandiera nera) e così pensa anche una delle figure politiche più interessanti in Germania, Ismail Tipi, nato a Izmir (Turchia) ed ora di nazionalità tedesca, eletto nel collegio elettorale numero 45, nell'Assia (Hessen), per il parlamento regionale di Wiesbaden ed esperto in questioni di integrazione politica. È anche un esperto per la sicurezza interna della Cdu, sebbene sia, come si legge nella suo sito, di religione musulmana. Sul suo sito si può leggere una chiara presa di posizione contro l'uso di simboli dell'estremismo salafita in Germania e su quella sorta di "polizia" che è la sharia police.

Esistono esperienze, come quella del gruppo di Swap (Share with all people) consistenti in una amicizia tra ragazzi islamici e cristiani nata intorno all'egiziano Wael Farouq nell'Università Cattolica a Milano, per cui il dialogo con l'islam significa affrontare con i musulmani, nella scuola e nel quartiere, la comune emergenza educativa. L'amicizia tra i cristiani e musulmani mi sembra un imperativo del modo di rapportarsi reciproco, così come si vede nel bellissimo film di Xavier Beauvois sui monaci trappisti di Tibhirine, brutalmente uccisi da un gruppo di terroristi islamisti nel 1996. 



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COMMENTI
17/09/2014 - Incontrarsi (luisella martin)

Questo articolo interessante e realistico é stato mal interpretato dal commentatore; del resto non basta leggere il Corano per capire il mondo musulmano, come non basta leggere il Vangelo per capire il mondo cristiano. Sono due religioni, non due teorie filosofiche e a mio parere sarebbe bene che i cattolici leggessero il Corano (più di quanto non facciano i musulmani che per la maggior parte non l'hanno mai letto) per capirne lo spirito (ben spiegato dall'autore dell'articolo a mio parere). Ho avuto alunni di religione musulmana e ne ho contestato il comportamento, Corano alla mano; a Fregene, ogni estate, incontravo Ibrahim, un "vu-cumprà" studente in ingegneria con il quale - un giorno memorabile - ho pregato quel Dio che per me era Padre e per lui invece non aveva nè padre, nè madre, nè fratelli. Ibrahim scrisse in arabo, per la figlia che mi contestava, la frase del Vangelo che dice: "L'albero buono dà buoni frutti" ed io gli regalai una Bibbia scritta nella sua lingua. Gli ho voluto bene come ad un figlio e lui a me, come alla mamma che aveva lontana e ricordandolo mi commuovo. Non ci sono nemici, per chi ama.

 
16/09/2014 - Corano (Gesualdo Santoro)

Nessun musulmano potrà mai dire che chi uccide un cristiano, ebreo, o chiunque altro che non appartiene all'islam è un fanatico. In quanto ciò che ha fatto è contenuto nel Corano stesso Cap. 5/33 - 4cap. 8/12 - cap.47 - cap.9/123 - cap.2 /191 - cap. 30 - cap.8/15-16-17 cap8/55-60 cap. 47/35. Quindi chi ha fatto questo articolo non ha capito l'essenza stessa dell'islam che è quella di assoggettare chiunque non appartiene a questo mondo. Capisco il valore della vita e dell'amore cristiano in quanto cristiano io stesso, il dialogo non è possibile in quanto il Corano è ritenuto inamovibile e non esiste esegesi o teologia come nel cristianesimo o fra gli ebrei, quindi questo è un dialogo fra sordi e non c'è miglior sordo di chi non vuol sentire. Non bisogna essere grandi intellettuali per capire questo, basta leggere le fonti da dove parte chi ti sta davanti.