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STORIA/ Il "buongoverno" si impara nella Siena del '300

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Ambrogio Lorenzetti, Allegoria degli effetti del buon governo (1338-39) (Immagine d'archivio)  Ambrogio Lorenzetti, Allegoria degli effetti del buon governo (1338-39) (Immagine d'archivio)

La seconda considerazione si colloca tra le righe del Buongoverno di Ambrogio Lorenzetti (1339), negli ultimi anni del Governo dei Nove. L'allegoria della corda che unisce (e lega) i «molti» che «acciò ricolti un Ben Comun per lor signor si fanno», può richiamare all'attenzione la comune origine linguistica dei termini "legame" (dal greco desmòs), "necessità-bisogno" o "dovere" (dal greco tò déon, ciò che è necessario): è l'ontologia dunque (il legame costitutivo, l'autocoscienza dell'appartenenza) che fonda la deontologia. E gli uomini del Lorenzetti afferrano quella corda liberamente, non ne sono legati loro malgrado. 

Se l'attitudine argomentativa, possiamo concludere, fondava la democrazia nel mondo greco (Aristotele), da quella tradizione non si distaccava il Medioevo delle città: compreso un governo che decise di parlare in volgare. 



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