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LETTURE/ Hölderlin, il dolore non ferma la poesia

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Le opere di Johann Christian Friedrich Hölderlin (1770-1843) vengono scritte a cavallo fra Sette e Ottocento, eppure la sua produzione poetica - ad eccezione di quella giovanile, ancora segnata dal classicismo (ode pindarica) e da modelli consolidati (Klopstock, Stolberg) - è ormai considerata unanimemente anticipatrice di istanze, inquietudini, forme stilistiche innovatrici assai più moderne e quasi novecentesche. Non a caso, provocatoriamente, Friederike Mayröcker ha suggerito di aprire un'antologia della lirica tedesca del Novecento giusto con la riproposta di una lirica hölderliniana, in versi liberi, del 1805: Hälfte des Lebens ("A metà della vita") testo senza alcun dubbio estremamente innovatore: forte com'è di una felice e ancora attuale intensità immaginifico-metaforica e allusiva.

"Colma di pere gialle, / folta di rose selvagge / pende sul lago la terra; / voi, cigni soavi, / ed ebbri di baci / tuffate il capo / nell'acqua sacra e temperata. // Ahimé, dove trovo quando / è inverno, i fiori, e dove / la luce del sole / e l'ombra della terra? / Muraglie stanno / mute e fredde; / nel vento / stridono le bandiere".

A proposito dell'attualità di una tale poesia anticipatrice, Luigi Reitani - in una nota introduttiva alla sua traduzione per i Meridiani Mondadori di tutte le liriche hölderliniane -, senza mezzi termini, sostiene che "nessun altro poeta dell'età moderna sembra esprimere nella stessa misura la tensione verso un linguaggio lirico assoluto, capace di nominare nella fragilità della parola il tutto della vita e della creazione; il dramma di un'esistenza votata alla potenza dell'arte, nella duplicità del suo fulgore e della sua vertigine distruttiva".

E, in effetti, solo a partire dal Novecento il Nostro conobbe il pieno riconoscimento/apprezzamento che meritava e che non gli era stato ancora tributato, grazie in primo luogo alla "scuola" di Stefan George, nonché a vari altri intellettuali, tra cui spiccano i nomi di Norbert von Hellingrath (il quale curerà la prima edizione critica delle opere di Hölderlin), Peter Szondi, Heidegger e Gadamer. Per non dimenticare il contributo di illustri poeti italiani: da Ungaretti a Mario Luzi, da Montale ad Andrea Zanzotto. Fondamentale infine il contributo di Romano Guardini, e soprattutto di Luigi Reitani che in parte ha tradotto e sta traducendo tutti gli scritti di Hölderlin rifacendosi ai testi originali.

Sulla tarda produzione hölderliniana, tuttavia, (ossia sulle Turmgedichte o "Poesie della torre") e sulla sua pregnanza poetica permangono ancora dei giudizi contrastanti, per quanto negli ultimi decenni si stia sempre più affermando la presa d'atto del peculiare valore espressivo di tali testi, che appartengano al drammatico ultimo periodo creativo del poeta, il quale, dopo aver contratto la schizofrenia, giunse a un degrado psichico talmente grave da comportare la totale perdita del Sé.



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COMMENTI
18/09/2014 - aggiungerei Balthasar (Claudio Baleani)

Sono citati molti autori. Io aggiungerei Balthasar che ha scritto 21 pagine su Hoelderlin nella sua enciclopedia Gloria, opera monumentale. 21 pagine di profondità e larghezza per il più grande lirico tedesco, vero fondatore dell'idealismo, del panteismo moderno, precursore del nihilismo. Una testimonianza del cristianesimo disperato che dopo aver depredato Cristo delle sue caratteristiche ed averle proiettate nel mondo si ritrova in un mondo vuoto dove lo zefiro d'Italia diventa un vento gelido e la divinità un volto frigido.