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ADOZIONI GAY/ Due "madri" per una bimba? Nessuna delle due lo sarà mai

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Michelangelo, Giudizio universale (particolare) (Immagine d'archivio)  Michelangelo, Giudizio universale (particolare) (Immagine d'archivio)

Con il lessico più familiare, un bambino può chiamare qualcuno "papà" solo perché dice o ha detto "mamma" a una donna che lo ha generato o accolto attraverso una relazione con lui, e può riconoscersi nel rapporto con una mamma solo perché essa non è semplicemente una donna, ma quella donna che lo ha generato o accolto insieme all'uomo che chiama "papà".

Non si costruisce una figura genitoriale dal nulla, da un'affermazione astratta che proietta sulla realtà un desiderio o una pretesa, e neppure da una sentenza che cristallizza nel diritto quello che è ancora fluido nella cultura e nella prassi. L'origine di ogni identità sorge da una differenza e non si afferma nella negazione di essa attraverso un'emancipazione dalla relazione costitutiva che la pone in essere.  A dispetto delle apparenze, la consistenza dell'identità non è subordinata alla negazione, alla propria negazione o a quella dell'altro. Ogni genitore (naturale o adottivo) può dire paternamente "tu" a suo figlio solo perché dice "tu" alla donna che si rivolge maternamente con lo stesso "tu" al figlio, e viceversa. I due "tu" restano asimmetrici, senza confondersi né annullarsi a vicenda. La relazione materna e paterna manifesta un'esperienza dell'asimmetria costitutiva del vivere personale e sociale, e il padre si presenta come simbolo di alterità rispetto alla madre. Nella dinamica familiare, la figura del padre acquista una valenza metaforica assolutamente originale e insostituibile rispetto a quella della madre. Il padre, nella metafora della differenza originale e originante, diviene catalizzatore della relazionalità dell'esistenza, testimone di una gratuità dell'esistere che è al tempo stesso grazia e grazie: il padre non è gestazionalmente né nutrizionalmente necessario al figlio, meno dipendente da lui che dalla madre. Ma non per questo meno grato al padre per il suo esserci, condizione di possibilità dell'esistere della madre in quanto madre.

Il tentativo di dare stabilità educativa, sicurezza e prospettive di benessere e "felicità" ad un bambino che non può crescere insieme alla donna e all'uomo che lo hanno generato non si realizza attraverso la cancellazione della drammaticità insita nella differenza antropologica uomo-donna cui fanno riferimento la figura paterna e materna. Al contrario, solo assumendo fino in fondo questa intrinseca e irriducibile drammaticità è possibile accogliere il bisogno del bambino di crescere come figlio (si è sempre figli, anche quando si nasce o si diventa orfani, ma è bene vivere da figli). 

Una società senza madre non è sinora possibile: potrebbe diventarlo con la gestazione ectobiotica, un azzardo biologico oltre che una mostruosità etica. Una società senza padre è tecnicamente realizzabile (il donatore anonimo del seme è puro strumento di riproduzione) ma antropologicamente inconcepibile, perché viene meno la condizione di possibilità del sorgere della consapevolezza del figlio come figlio e dell'uomo come fratello di altri uomini.



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COMMENTI
08/09/2014 - Padri (luisella martin)

"Senza padri non ci sono fratelli": la constatazione di questa semplice evidenza pone interrogativi gravi sul mondo che verrà e interpella ciascuno di noi sulla futura possibilità di vita degli esseri razionali sul pianeta Terra.

 
02/09/2014 - Due madri, nessuna madre (Luoni Norberto)

Condivido totalmente il bellissimo affondo sulla questione dell'adozione da parte di due lesbiche di Roberto Colombo. Una riflessione limpida, ragionevole, che porta in luce la realtà che noi siamo: uomini e donne, e basta. Chi si illude (e vuole illudere gli altri) che nella vita si può scegliere tutto, anche se essere padre anziché madre e viceversa, non fa i conti con la realtà, che prima o poi si prende la rivincita. Quello che siamo non lo scegliamo: siamo stati scelti da un altro (chi crede nel Creatore, questo è Dio; per chi non riconosce la Trascendenza, è la natura). E' proprio vero, come scrive Colombo, che quella bambina non avrà nessuna madre, perché nessuna delle due riconosce la figura del padre come essenziale per essere madre. Non si può pretendere di essere madre e padre allo stesso tempo. Ma la cultura dominante ci ha abituati a far diventare le pretese una realtà. Grazie a voi, amici de Il Sussidiario, perché con i vostri autori di articoli ci aiutate a spalancare gli occhi sulla realtà. Norberto

 
02/09/2014 - Io sono quel che sono (claudia mazzola)

E' triste pensare ad un mondo dove non avremo più bisogno di nulla per esistere, io ho bisogno di tutto quanto c'è, non voglio un mondo senza i ruoli naturali che ci sono stati dati. Mamma, papà, nonno, nonna, fratello, sorella, e via dicendo. Io voglio sentirli vicini e mancanti quando non ci sono. Nessuno ci tocchi quel che siamo realmente.