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ADOZIONI GAY/ Due "madri" per una bimba? Nessuna delle due lo sarà mai

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Michelangelo, Giudizio universale (particolare) (Immagine d'archivio)  Michelangelo, Giudizio universale (particolare) (Immagine d'archivio)

Se il padre è quel "tu" originario a partire da cui mi affermo come "io", la scoperta degli altri molteplici "io" rimanda a una logica della differenza che dice filialità e fraternità.

Una società senza padre (e, di conseguenza, senza madre) è una società privata del fondamento della reciprocità e della libertà, destinata a lasciare le porte spalancate al potere, alla violenza distruttiva delle identità  e delle differenze, in preda all'ideologia di una omologazione non solo culturale, ma anche fisica, psicologica e sociale. Al di là di ogni retorica e di ogni censura, questa sembra essere la sfida del nostro tempo.



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COMMENTI
08/09/2014 - Padri (luisella martin)

"Senza padri non ci sono fratelli": la constatazione di questa semplice evidenza pone interrogativi gravi sul mondo che verrà e interpella ciascuno di noi sulla futura possibilità di vita degli esseri razionali sul pianeta Terra.

 
02/09/2014 - Due madri, nessuna madre (Luoni Norberto)

Condivido totalmente il bellissimo affondo sulla questione dell'adozione da parte di due lesbiche di Roberto Colombo. Una riflessione limpida, ragionevole, che porta in luce la realtà che noi siamo: uomini e donne, e basta. Chi si illude (e vuole illudere gli altri) che nella vita si può scegliere tutto, anche se essere padre anziché madre e viceversa, non fa i conti con la realtà, che prima o poi si prende la rivincita. Quello che siamo non lo scegliamo: siamo stati scelti da un altro (chi crede nel Creatore, questo è Dio; per chi non riconosce la Trascendenza, è la natura). E' proprio vero, come scrive Colombo, che quella bambina non avrà nessuna madre, perché nessuna delle due riconosce la figura del padre come essenziale per essere madre. Non si può pretendere di essere madre e padre allo stesso tempo. Ma la cultura dominante ci ha abituati a far diventare le pretese una realtà. Grazie a voi, amici de Il Sussidiario, perché con i vostri autori di articoli ci aiutate a spalancare gli occhi sulla realtà. Norberto

 
02/09/2014 - Io sono quel che sono (claudia mazzola)

E' triste pensare ad un mondo dove non avremo più bisogno di nulla per esistere, io ho bisogno di tutto quanto c'è, non voglio un mondo senza i ruoli naturali che ci sono stati dati. Mamma, papà, nonno, nonna, fratello, sorella, e via dicendo. Io voglio sentirli vicini e mancanti quando non ci sono. Nessuno ci tocchi quel che siamo realmente.