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ADOZIONI GAY/ Due "madri" per una bimba? Nessuna delle due lo sarà mai

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Michelangelo, Giudizio universale (particolare) (Immagine d'archivio)  Michelangelo, Giudizio universale (particolare) (Immagine d'archivio)

Ciò che sorprende maggiormente nell'inconcluso dibattito pubblico sull'adozione da parte di coppie omosessuali – riacceso in questi giorni dalla sentenza del Tribunale dei minorenni di Roma – è la latitanza di una riflessione che (re)introduca a pensare la paternità e la maternità non soltanto come ruolo familiare o sociale e come funzione biologica o psicologica, bensì anche e anzitutto come elemento di una struttura antropologica duale e come paradigma dell'umano che permette una (ri)comprensione delle dinamiche plurali del vivere personale, familiare e sociale. Ad essere in gioco nella questione della bambina di cinque anni che fissa contemporaneamente lo sguardo su due "mamme" non è primariamente un interrogativo etico o un problema giuridico, e neppure uno statuto della famiglia e un concetto di adozione.

C'è qualcosa che viene prima e sta a fondamento del resto. Lo esprimo con un interrogativo: è ancora possibile pensare il padre e la madre?

A ben vedere, in questo caso ad essere assente non è solo il padre, ma la stessa madre, perché nessuna delle due "madri" è in realtà madre. Si può essere madre solo in relazione ad un padre e si può essere padre solo in relazione ad una madre. Relazione ontologica, fondativa dell'esistenza – non meramente biologica, psicologica, affettiva – e accolta dalla libertà dell'uomo e della donna, che riconosce in questo accadimento relazionale il dispiegarsi dell'orizzonte della vita, come vocazione e come destino. Relazione data una volta per tutte (si è madri e padri per sempre se lo si è stati veramente una volta), che né la separazione fisica, né l'odio, il rancore o il disprezzo per l'altro(a), e neppure la stessa morte possono cancellare. Qui no: il riferimento alla "madre" è puramente autoreferenziale perché esclude di principio e di fatto il riconoscimento del padre come elemento coessenziale della dualità antropologica che rende possibile la figura genitoriale.

Anche nel bizzarro surrogato semantico di un discorso che diventa antropologicamente "neutro" pur di essere "politicamente corretto" – quello del "genitore A" e del "genitore B" in luogo di padre e madre – vi è la necessità di identificare con due diverse lettere dell'alfabeto ciò che, altrimenti, non sarebbe identificabile come genitore proprio per l'assenza di un referente che sia altro da sé, ma non senza riferimento a sé. 

Per l'essere umano non si dà identità se non nella differenza e differenza se non nell'unità. Del resto, tutta l'esperienza – e la testimonianza che ne trasuda – dell'essere generato e del generare, dell'essere accolto e dell'accogliere, e, ancor prima, dell'essere amato e dell'amare, diventa intelligibile solo dentro alla dinamica della relazione all'altro da sé e della differenza nell'identità di sé che la presuppone.



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COMMENTI
08/09/2014 - Padri (luisella martin)

"Senza padri non ci sono fratelli": la constatazione di questa semplice evidenza pone interrogativi gravi sul mondo che verrà e interpella ciascuno di noi sulla futura possibilità di vita degli esseri razionali sul pianeta Terra.

 
02/09/2014 - Due madri, nessuna madre (Luoni Norberto)

Condivido totalmente il bellissimo affondo sulla questione dell'adozione da parte di due lesbiche di Roberto Colombo. Una riflessione limpida, ragionevole, che porta in luce la realtà che noi siamo: uomini e donne, e basta. Chi si illude (e vuole illudere gli altri) che nella vita si può scegliere tutto, anche se essere padre anziché madre e viceversa, non fa i conti con la realtà, che prima o poi si prende la rivincita. Quello che siamo non lo scegliamo: siamo stati scelti da un altro (chi crede nel Creatore, questo è Dio; per chi non riconosce la Trascendenza, è la natura). E' proprio vero, come scrive Colombo, che quella bambina non avrà nessuna madre, perché nessuna delle due riconosce la figura del padre come essenziale per essere madre. Non si può pretendere di essere madre e padre allo stesso tempo. Ma la cultura dominante ci ha abituati a far diventare le pretese una realtà. Grazie a voi, amici de Il Sussidiario, perché con i vostri autori di articoli ci aiutate a spalancare gli occhi sulla realtà. Norberto

 
02/09/2014 - Io sono quel che sono (claudia mazzola)

E' triste pensare ad un mondo dove non avremo più bisogno di nulla per esistere, io ho bisogno di tutto quanto c'è, non voglio un mondo senza i ruoli naturali che ci sono stati dati. Mamma, papà, nonno, nonna, fratello, sorella, e via dicendo. Io voglio sentirli vicini e mancanti quando non ci sono. Nessuno ci tocchi quel che siamo realmente.