BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Quella critica della "scelta religiosa" che va da Giussani a Bergoglio

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Credo però siano ancora una volta decisive le pagine di Savorana: è proprio in esse, infatti, che si capisce come, per don Giussani, la disgregazione post-sessantottina della civiltà cristiana era motivo non per rinunciare a proporre la Comunione della Chiesa come unico ambito di liberazione dell'umano, ma (finita la civiltà cristiana e quindi l'urgenza di difenderla) per iniziare a proporre il rapporto personale come unico modo per annunciare la Comunione. 

Per don Giussani il rapporto personale e il ripartire dalla presenza non erano sinonimi di quella "scelta religiosa" propria, ad esempio, della Fuci e rispetto alla quale, come emerge bene dal volume di Savorana, Cl si distanziò fin dai suoi primi passi nel 1969, riprendendo il metodo originario che egli stesso aveva proposto alla Gs milanese degli anni Cinquanta. Ecco allora che, nel 1980, don Giussani può dire a Giovanni Testori che «questo è il tempo della rinascita della coscienza personale» (nel senso che non si possono fare più «crociate organizzate» e «movimenti organizzati» per difendere una civiltà che non esiste più), ma sentire anche l'urgenza di rimproverare i ciellini della Cattolica per non aver preso posizione pubblica durante un'assemblea universitaria sull'occupazione, avvenuta quell'anno, dei cantieri navali di Danzica ad opera di Solidarnosc.

Si potrebbe forse dire che don Giussani aveva capito, nel 1968, che quel primato dello spirituale, proposto oggi da papa Francesco per la missione della Chiesa nei termini di un annuncio di Gesù Cristo che prescinda dalla contrapposizione con la sua antitesi ideologica (e di cui ho già parlato da queste colonne), dovesse avvalersi, per restare in vita in Europa, di una battaglia per la Comunione contro l'ideologia della disgregazione relativistica. Non per difendere la civiltà cristiana, ma per far sì che l'ideologia non vinca innanzitutto in noi stessi e non ci porti a pensare che il nostro cuore non è fatto per l'Assoluto.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.