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IL CASO/ Facebook, il "mi piace" e il (falso) mito della democrazia

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Viviamo nell'era delle innovazioni, ma gli atteggiamenti degli uomini sono sempre gli stessi: sempre pronti a infiammarsi per qualsiasi cosa capace di creare un po' di sensazione e di rumore. È il caso delle conclusioni tratte da Matt Hamon, un redattore di Wired (la rivista di riferimento del popolo internettaro) che sta suscitando commenti allarmati.

Cosa ha fatto Hamon? Ha provato a mettere indiscriminatamente un "mi piace" a qualsiasi contenuto di Facebook, soprattutto su pagine "brandizzate", e poi a cliccare anche su argomenti con lo stesso approccio ideologico o culturale.

Nel primo caso si è ritrovato sommerso da proposte analoghe, mentre nel secondo caso ha tratto la conclusione che Facebook rinchiude lentamente l'utente in un recinto chiuso, dove circolano solo le opinioni a lui gradite, tagliandolo fuori da qualsiasi opinione diversa dalle sue.

Bene, è davvero curioso, per non dire allarmante, che anche giornalisti specializzati, a vent'anni dalla nascita di Internet, stiano ancora a baloccarsi con l'idea che la rete sia il luogo della democrazia e soprattutto il luogo dove tutto è gratuito. Perché non è così, e semplicemente non può esserlo. Ce lo spiega Chris Anderson, che per undici anni è stato proprio direttore editoriale del primo Wired. Nei suoi saggi dal titolo "La coda lunga" e "Gratis" spiega molto chiaramente qual è il modello di business della pubblicità ai tempi dei social network. Tutto si basa sul "meccanismo della terza parte"…un meccanismo che ha gli stessi anni della pubblicità! 

Anderson racconta che il signor Gillette non riusciva a convincere gli americani a lasciare il rasoio a mano libera per la sua invenzione (il rasoio con la lametta usa e getta). Così cominciò a regalare all'esercito milioni di rasoi per i soldati di leva, che, una volta tornati a casa avrebbero certamente continuato ad usarlo. Lui pagava, l'esercito era il tramite, i soldati erano la terza parte che riceveva un beneficio gratis. Beneficio che a lungo andare, però, sarebbe tornato con gli interessi alla "prima" parte.

Il sistema della tv commerciale è analogo: l'inserzionista paga per la pubblicità, la tv produce e diffonde i programmi agli utenti (la terza parte) che ne fruiscono gratuitamente, in cambio della visione della pubblicità. Con i social media è lo stesso: Google, Facebook e tutti gli altri offrono un servizio gratuito, in molti casi assai attraente e molto utile, ma se lo fanno pagare dalla pubblicità. La differenza sostanziale è costituita dal fatto che per la loro peculiare caratteristica, i social media permettono ai pubblicitari di conoscere assai più da vicino le vostre abitudini, sanno cosa avete cercato sulla rete, che cosa vi piace, e tramite appropriati algoritmi vi segnalano prodotti e servizi che vi possono interessare.



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