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IL CASO/ Quando la cultura cambia una città (senza bisogno di Augias, De Luca & co.)

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Scorcio di Pordenone (Foto dal sito di Veit Heinichen)  Scorcio di Pordenone (Foto dal sito di Veit Heinichen)

Pordenone ha risposto alla grande, dunque. La città, generalmente più compassata e discreta anche nella sua vita pubblica, era invasa di gente, trasformata in un enorme villaggio del libro: i giornali locali hanno registrato, alla fine dell'evento, un aumento del venti per cento del turismo e dei clienti della ristorazione, ed è certo anche il boom di acquisti del libro, in contraddizione con le statistiche pessimiste di cui sentiamo sempre su questo tema. Una risposta così grande delle persone indica forse una domanda, un'esigenza chiara: il bisogno che la cultura, la letteratura e l'arte siano, più che oggetti di canoni, storie cristallizzate, cataloghi o musei, un'esperienza viva, incontrabile come sono incontrabili gli autori dei libri. Un'esperienza in atto che si possa vedere, toccare con mano e scegliere di ascoltare, e anche di criticare, perché scesa al livello della vita a scorrere nelle strade di una delle tante, meravigliose città d'Italia.



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