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LETTURE/ Medio oriente, Renzi al "bivio" tra Hamas e papa Francesco

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Ma, appunto, la dimensione prevalente nel determinare la posizione del Pci fu il rapporto organico con l'Urss. Ancora nel libro recente di Emanuele Macaluso, dedicato a Comunisti e riformisti, si giustifica quel legame con il ruolo oggettivo che l'Urss aveva assunto come polo alternativo al dominio dell'imperialismo americano. Perciò, quando nel 1952 l'Urss virò decisamente in una direzione filo-palestinese e "antisionista", il Pci seguì pedissequamente. E se i movimenti di liberazione nazionale araba erano anti-israeliani, la causa era che il socialismo/laburismo israeliano era diventato un baluardo dell'imperialismo. 

D'altronde, perché stupirsi di tale deriva? Ancora negli anni 80 per Enrico Berlinguer la varie forme di socialismo/laburismo erano succubi del capitalismo e dunque dell'imperialismo. Il culmine della politica anti-israeliana del Pci fu toccato nel 1967 con la condanna della guerra dei sei giorni, scatenata preventivamente da Israele contro il crescente accerchiamento arabo. Negli anni 70 questa politica trovò notevoli complicità nel Psi di Bettino Craxi e nella Dc, preoccupati, dopo la prima strage di Fiumicino, che l'Italia diventasse un campo di battaglia del terrorismo palestinese e delle rivalità tra gruppi estremisti palestinesi. Il 17 dicembre 1973 un commando palestinese gettò dentro un Boeing 707 della Pan Am due bombe al fosforo, uccidendo 32 persone e ferendone oltre 15. Una seconda strage avverrà sempre a Fiumicino e, in contemporanea, all'aeroporto di Vienna, il 27 dicembre 1985, ad opera di Abu Nidal, provocando 17 morti, di cui 4 terroristi, e oltre 70 feriti. 

La posizione del Pci incomincerà a cambiare già con Enrico Berlinguer: dall'antisionismo si passerà ad una contestazione più laica della politica israeliana, benché i confini, teoricamente incontestabili, tra antisemitismo, antisionismo e anti-israelismo siano labili sul piano pratico. La risoluzione dell'Onu del 10 novembre 1975 che equiparava sionismo e razzismo venne fortemente criticata a sinistra. Un'altra tappa del cambiamento politico-culturale del Pci fu il dopo-attentato del 9 ottobre 1982, con una presa di posizione di Mario Pirani, Fiamma Nirenstein, Furio Colombo, giornalisti e intellettuali legati al Pci.

Sarà Giorgio Napolitano con un viaggio in Israele nel 1986 a determinare la svolta, cui daranno una spinta in seguito Achille Occhetto e Piero Fassino. Di qui un giudizio negativo sulla seconda Intifada, quella del 2002. Non senza contraddizioni: perché D'Alema sul Manifesto del 13 gennaio del 2009 accusò Israele di aver organizzato una spedizione punitiva a Gaza, per reazione all'ennesimo lancio di missili. Tornavano i vecchi fantasmi dell'anti-sionismo, accusato di fare il gioco dell'estremismo islamico. La concezione scacchistica della politica permetteva a D'Alema di ergersi ad autentico difensore di Israele, condannando l'estremismo israeliano, perché fomentatore di quello palestinese. Piero Fassino e l'intero gruppo dirigente presero le distanze da D'Alema, che continuava a muoversi secondo gli schemi del Pci degli anni 60.



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