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PAPA/ Relativismo e "scarto", quell'ansia per l'uomo che lega Ratzinger a Bergoglio

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, il 19 gennaio 2014, il Pontefice puntò il dito contro "il rifiuto, la discriminazione, i traffici dello sfruttamento, del dolore e della morte". Il rifiuto è la faccia più radicale dello scarto: mostra paura, ansia, pregiudizio. È un atteggiamento esistenziale: il rifiuto di amare genera rifiuti fisici.

Infatti scarto e rifiuto esistenziali creano delle "periferie esistenziali", cioè dei territori – fisici ma anche solo mentali − in cui si rinchiude quello che non si sa comprendere (quanto lontano questo dalla banalizzazione fatta dai media). Periferie sono fisicamente le baraccopoli, le favelas; ma in modo figurato sono la vita prenatale, la demenza senile, la dipendenza da droghe; periferie esistenziali sono però pure quegli ambiti della vita "qualsiasi", in cui blocchiamo sotto vetro le nostre aspirazioni, subordinandole alla convenienza immediata (spesso di mira bassa e sbagliata) e quel desiderio di bellezza che nella mentalità occidentale lascia il passo alla convenienza, creando città-dormitorio, arte non più amata dal popolo, incapacità a creare lavoro, fruizione invece che amore per la cultura che ci circonda, mancata accoglienza del debole. 

Il linguaggio papale non è "sociologico", tale da essere tirato dalla parte di ideologie politiche, ma viene prima; e nemmeno taglia i legami con la storia che lo precede. Spiega che le periferie esistenziali sono nei sobborghi e nelle discariche; ma per essere lì devono terribilmente nascere da un deserto esistenziale; dalla periferia deserta dove il comune cittadino e il potente politico – come preconizzava Franz Kafka – attendono tutte le sere il messaggio dell'Imperatore del mondo che dal centro del suo impero pensa a loro, si avvicina a loro; ma che – quando giunge – trova il rifiuto di sentirlo. 

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