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LETTURE/ Raymond Carver, la "frontiera" è nel cuore dell'uomo

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Raymond Carver (1938-1988) (Immagine d'archivio)  Raymond Carver (1938-1988) (Immagine d'archivio)

Il principio della sua storia fu un ragazzo povero nell'isolatissimo Stato di Washington che tentava di imparare a raccontare storie con un corso per corrispondenza e che poi vinse mille "crisi" quotidiane combattendo molteplici demoni: due figli da crescere a vent'anni, lavori senza numero e sempre precari (doveva studiare e mantenere la famiglia). E, ancora, l'incontro con il "maestro" John Gardner che rivoluzionò il suo modo di pensare insegnandogli gli autori giusti (Conrad, Céline o Karen Blixen), poi il primo matrimonio in frantumi, il fallimento economico e, soprattutto, l'estenuante corpo a corpo con l'alcol, da cui uscì verso i 40 anni, era il 2 giugno 1977, per incontrare la più felice stagione della sua vita, accanto alla poetessa Tess Gallagher.

Questo è solo un trailer di una vita scorticata, ma per chi volesse approfondirla c'è la splendida biografia di Carol Sklenicka (Raymond Carver. Una vita da scrittore, edizioni Nutrimenti) definita da Stephen King, un altro che agli esordi della carriera dovette lottare contro alcol e ristrettezze economiche: "Eccellente, meticolosa, palpitante… un'inestimabile ricostruzione dell'evoluzione di Carver come scrittore". 

Come Emily Dickinson, Carver "abitò la possibilità", vivendo la dimensione della scrittura come una grande esplorazione.

A suo modo, fu un pioniere in cerca di nuove frontiere. In quest'ottica è stato inserito da Antonio Spadaro nel canone degli autori Usa (da Jack London a Kerouac) che hanno avuto confidenza con la "frontiera", che "in origine è da intendersi come lo spazio dove è possibile rinascere immergendosi in uno stato di innocenza primordiale e quasi adamitica. Poi prende forma una visione della frontiera come luogo irto di pericoli, perché confine tra civiltà e barbarie, ma ricco di promesse e possibilità" (Nelle vene d'America, Jaca Book).

Tra l'altro, Spadaro ha sottolineato la centralità del Carver poeta. Ed è una fortuna, perché questo versante è ingiustamente meno conosciuto. È invece significativo che Carver sulla propria tomba abbia voluto questo epitaffio: "Poet, Short Story Writer, Essayist". Poeta, prima di tutto.

Della poesia Carver diceva: "Fondamentalmente, non mi interessa molto la poesia che parla solo di frutta e belle scenografie. Mi interessa la poesia che affronta questioni più ampie, questioni di vita e di morte, ecco, e il problema di come comportarsi a questo mondo, di come andare avanti a dispetto di tutto quello che ci accade. Perché il tempo è poco e l'acqua si sta alzando".

Carver fu stroncato da un tumore nell'estate del 1988. Passò le ultime ore della sua vita lavorando in modo febbrile a un nuovo libro di poesie, Il nuovo sentiero per la cascata, che s'innesta nella tradizione confessional di Lowell o della Plath, ma che è soprattutto un'opera carica di tenerezza e di verità, in cui ogni verso è scritto guardando in faccia la morte. 



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COMMENTI
05/09/2014 - Gran bell'articolo (Daniele Gigli)

Bellissimo. Preciso, pulito e avvincente. Grazie molte